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Polemica dopo polemica il 2 giugno è iniziato

Festa della Repubblica all’insegna della “sobrietà”

Napolitano: “Tutto è dedicato alle vittime del sisma”

Festa della Repubblica all’insegna della “sobrietà”
02/06/2012, 10:06

ROMA – In molti i festeggiamenti del 2 giugno li hanno voluti, per tanti altri, invece, sarebbe stato opportuno annullare il tutto, perché in tempi così difficili sono “altre le priorità”. Polemica dopo polemica, il giorno di celebrazioni per il 66esimo anniversario della proclamazione della Repubblica ha preso il via a Roma. Non ci saranno cavalli alla parata, non ci saranno frecce tricolore, non ci saranno fanfare. Al passaggio davanti alla tribuna presidenziale, le bande interromperanno l’esecuzione delle musiche e marceranno con il solo rullare dei tamburi: insomma, sarà un 2 giugno sobrio e con il pensiero rivolto ai familiari delle vittime e agli sfollati del sisma.
Le celebrazioni hanno rischiato di essere avvelenate dalle polemiche sull’opportunità di annullare la tradizionale parata militare dei Fori imperiali. Giorgio Napolitano aveva promesso che le celebrazioni per la festa della Repubblica del 2 giugno sarebbero state improntate alla sobrietà e così sarà oggi alla tradizionale parata militare, come è accaduto ieri ai giardini del Quirinale.
Nei giorni scorsi la polemica, nata su Twitter e Facebook, contro le spese per la parata militare: “I soldi vadano ai terremotati”. Richiesta a cui il capo dello Stato aveva risposto dicendo che “sarà un due giugno dedicato alla memoria delle vittime”. La festa del 2 giugno non è mai stata “una cerimonia esteriore - ha detto il presidente della Repubblica -, ma un segnale importante di coesione nazionale: e più che mai oggi ci appare tale e ci conforta in relazione alle prove da affrontare nel sistema Paese”. Una cerimonia, ha aggiunto il Capo dello Stato, che ha “un significato di leale adesione e sostegno all’ordine repubblicano, nella sua articolazione unitaria. E ciò fin dal primo insediamento in Quirinale della più alta magistratura dello Stato”.

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di Antonio Formisano
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