Politica / Parlamento

Commenta Stampa

"Non sono presidente per un cadeau del premier"

Fini a Berlusconi:"Non ho intenzione di litigare"


Fini a Berlusconi:'Non ho intenzione di litigare'
28/04/2010, 21:04

ROMA - Dopo la scissione interna provocata e la nascita oramai quasi ufficiale della corrente di minoranza all'interno del Pdl, Gianfranco Fini, ospite di "Porta a Porta", ribadisce ancora una volta che non cerca il "divorzio" con il presidente del Consiglio e poi aggiunge: "Spero che lui rispetti le mie idee, io sbaglio in tantissime circostanze, qualche volta sbaglia anche Berlusconi". E riguardo il nuovo tormentone collegato alla presunta incompatibilità tra presidenza della Camera e volontà di proporre un'azione politica vera e propria all'interno della maggioranza, l'ex leader di An ribatte così:"Non sono alla presidenza della Camera perché ho vinto un concorso o per un cadeau del premier. Non ho nessuna intenzione di dimettermi". Sempre durante l'ospiata al noto programma Rai condotto da Bruno Vespa, la terza carica dello Stato ha poi trovato occasione per ribadire nuovamente la sua volontà di difesa nei confronti del Parlamento con conseguente aspra critica nei riguardi dell'eccessivo ricorso ai decreti legge che, precisa, "qualche problema lo crea. Se poi questo si associa al ricorso alla fiducia, il Parlamento si trova davanti a 'prendere o lasciare". E se riguardo l'eventuale rottura totale con il Premier il numero uno di Montecitorio è stato più che cauto e decisamente diplomatico, lo stesso non può dirsi delle dichiarazioni rilasciate riguardo le dimissioni presentate in segno di protesta (e quindi decisamente simboliche) da Italo Bocchino:"Se domani il gruppo dovesse accettare le dimissioni di Bocchino o peggio sfiduciarlo... Se il buongiorno si vede dal mattino - ha tuonato Fini - altro che partito liberale di massa. È un modo di far cadere le teste".
Insomma: Fini abbaia e per ora non vuole (o non sa) mordere in maniera decisiva. Unica cosa certa è la difesa degli incarichi istituzionali e politici dei suoi fedelissimi e della libertà del Parlamento. A conti fatti, dopo l'enorme bagarre dei giorni scorsi, nulla o quasi sembra cambiato. Che il presidente della Camera fosse in disaccordo con Berlusconi su diversi temi lo si sapeva da sempre; da prima della creazione del Popolo delle Libertà. Quello che non si sapeva all'epoca e che continua a non comprendersi oggi è quanti altri rospi l'ex annino sia disposto ad ingoiare.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©