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Le reazioni: NO al giustizialismo dipietrista

Fini: "Chi è indagato non abbia incarichi politici"


Fini: 'Chi è indagato non abbia incarichi politici'
26/07/2010, 21:07

Granata da giorni divide il PDL, come sei i guai all’interno del grande partito non mancassero. Ciononostante non c’è nessuna retromarcia sulla questione morale : «Le leggi non possono servire per tutelare i furbi e garantire un salvacondotto... Devono servire a ben altro», ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini alla prima convention campana di Generazione Italia.

E va in fondo tirando in ballo la questione delle quote latte: «Per compiacere la Lega si è messo un emendamento che comporterà sanzioni europee».

“Chi è indagato lasci gli incarichi”. Afferma Fini. "La grande questione dell’etica deve essere una bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco, in alcun modo a polemiche".
Granata, il deputato siciliano che ha attaccato Mantovano, è lui presente nel discorso di Fini:  «Quando si pone la questione morale non si può essere considerati dei provocatori, nè si può reagire con anatemi, o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa come lo abbiamo immaginato».
Parole che sono rivolte anche al coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, che proprio oggi ha lasciato gli incarichi nella banca di cui era presidente, ma non ha rinunciato al suo ruolo politico poche ore prima di essere a lungo interrogato nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti dell’eolico in Sardegna.
«La grande questione dell’etica deve essere una bandiera del Pdl. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco, in alcun modo a polemiche». Secondo l’ex leader di An «due devono essere le stelle polari: certamente il garantismo, ma c’è da chiedersi se è opportuno che chi è indagato abbia incarichi politici. Una necessità - sottolinea il cofondatore Pdl - anche a livello regionale, qui in Campania» intervenendo dalla convention Generazione Italia.
 Un discorso fatto insistendo sull’importanza di rendere il PDL la casa di chi lo ha costruito.

La Russa, ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, di risposta ha proposto a Fini di lasciare la presidenza della Camera ed entrare al governo. Secondo il ministro la possibilità di unione nuova tra il Premiere e il presidente della Camera è ancora possibile: “Una soluzione può essere quella di lasciare il ruolo istituzionale e scegliere con Berlusconi un qualsiasi altro ruolo sia nel governo che nel partito per fare ripartire quel clima che ha dato vita alla speranza del Pdl, partito del 40 per cento dei consensi italiani”

Bondi va all’attacco: “Credo che non ci siano precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera. A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse, si finisce per venir meno in questo modo ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone e si sacrificano le istituzioni di garanzia”. Daniele Capezzone infine ha paragonato la linea di Fini a quella dell’opposizione, di Italia dei Valori in particolare: “Senza polemiche e senza inutili asprezze, vorrei fare una osservazione di principio. Se passasse la tesi antigarantista esposta oggi da alcuni rappresentanti vicini a Gianfranco Fini e successivamente ribadita dallo stesso presidente della Camera, sarebbe il trionfo dello schema dipietrista: basterebbe il fumo di un’inchiesta per buttare fuori gioco una qualunque figura politica”.

E il Premier cosa ne pensa? In una nota di Palazzo Chigi si legge''Si avverte che il Presidente Berlusconi non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni del Presidente Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali''.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ha commentato le affermazioni di Gianfranco Fini: "Il problema di fondo non è quello posto dal Presidente Fini ma un altro. Alla lunga non può reggere l'equilibrio interno ad un partito se da alcuni mesi esso è lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico. Se tutto ciò ha un senso politico questa azione ha l'obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il Governo".
"Quanto alle dimissioni degli indagati richiesta dal Presidente Fini - conclude Cicchitto- un partito garantista non può farsi definire gli organigrammi interni dagli interventi dei magistrati inquirenti senza attendere tutte le chiarificazioni processuali e non. Così ci regolammo quando i PM di Napoli addirittura chiesero l'arresto dell'on. Bocchino. In quell'occasione solidarizzammo con lui, e Fini condivise quella linea. Fortunatamente ci comportammo in quel modo, nessuno chiese le dimissioni dell'on. Bocchino e successivamente egli chiarì tutta la sua posizione. Se avessimo seguito una linea giustizialista avremmo commesso un gravissimo errore. Quello, però, che ebbe valore per Italo Bocchino deve valere per tutti".
Fini ha poi concluso sottolineando l’aspetto “ridicolo” di un suo ingresso nel Governo e  precisando “il dovere di impegnarsi dentro il Pdl. In questo momento di confusione è essenziale avere le idee chiare”,  ha sottolineato il presidente della Camera.
«Il primo punto fermo è mantenere l’identità e la nostra casa», ha assicurato, «rafforzare il Pdl significa avere meccanismi concordati discussi prima, dato che il Pdl è un grande partito che esprime ormai la classe dirigente del Paese».

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di Elisabetta Froncillo
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