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L’ex presidente della Camera intervistato dal Corsera

Fini: difficile la convivenza tra Berlusconi e Alfano

Simpatico sul piano umano il presidente del Pdl

Fini: difficile la convivenza tra Berlusconi e Alfano
22/10/2013, 10:20

ROMA  - Gianfranco Fini, ex presidente della Camera, dopo i mesi di silenzio, seguiti alla sua mancata rielezione,  parla di Silvio Berlusconi  in un'intervista al “Corriere della Sera”. L’occasione è utile anche per parlare del suo libro , scritto questa estate ("Il ventennio", edito da Rizzoli), nel quale  Gianfranco Fini scrive che la convivenza tra Berlusconi e Angelino Alfano, all'interno del Pdl, si dimostrerà impossibile. 

Simpatico sul piano umano il presidente del Pdl lo è stato, racconta Fini, "persino l'ultima volta che è venuto da me con Gianni Letta, a chiedermi due cose impossibili - vietare di fatto le intercettazioni e tagliare la prescrizione dei reati - di fronte al mio rifiuto ha sorriso: 'non voglio litigare con te. Per litigare bisogna essere in due'".

"Dal Pdl - aggiunge l'ex presidente della Camera - invece sono stato cacciato io. Se avessi ceduto sulla prescrizione, Berlusconi avrebbe evitato la condanna definitiva in Cassazione. Ma questo allora non lo sapevo. Né avrei potuto rispondergli in modo diverso". Fini corregge l'immagine di un politico incline a mentire metodicamente. "Berlusconi non mente; rimuove. E' del tutto incapace di ammettere un errore. Ha bisogno di convincersi che le cose siano andate esattamente come dice lui; altrimenti non riuscirebbe a convincere gli altri".

Sulla successione ai vertici del Pdl, aggiunge Fini, "Berlusconi scelse Alfano non come segretario di partito, ma come suo segretario particolare. Ora Alfano ha dimostrato di avere il 'quid'. Ma per lui non sarà facile restare 'diversamente berlusconiano'".

La scissione nel Pdl è inevitabile? "Non lo so - ribatte l'ex presidente della Camera - temo che non sia possibile convivere nello stesso partito con Berlusconi, esprimendo una posizione diversa. Oggi lui è più debole. Ma continua a voler comandare il Pdl come faceva a Mediaset o al Milan. Se decadrà da senatore, griderà che non si può restare al governo con i propri carnefici".

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di Rosario Scavetta
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