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Il presidente della Camera:"Pronto a formare i miei gruppi"

Fini e Berlusconi verso la rottura


Fini e Berlusconi verso la rottura
15/04/2010, 18:04

ROMA - Toni forti; di scontro e di clamorosa rottura tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini durante e al termine dell'ultimo pranzo consumato per discutere delle azioni politiche presenti e future da operare insieme.
Il premier ha come sempre tantato di gettare acqua sul fuoco con un "abbiamo mangiato benissimo" ma, nonostante le dichiarazioni di facciata e la formalità istituzionale richiesta in questi casi, i numerosi bocconi andati di traverso negli ultimi tempi alla fine sono usciti fuori e, tra i due alleati, sembra palesarsi una definitiva scissione. Secondo fonti interne alla stessa maggioranza, infatti, il presidente della Camera avrebbe pesantemente attaccato l'operato del governo; accusato di un'eccessiva sudditanza nei confronti della Lega Nord. Non solo, l'ex annino avrebbe messo il leader dl Pdl davanti ad una possibilità che sembra molto più di una minaccia: la creazione di gruppi autonomi in parlamento pronti a dividere il centrodestra e ad agire in maniera autonoma.
Al termine del fatidico incontro, in due sono apparsi decisamente tesi e, persino il Cavaliere, si è dimostrato molto poco loquace:"Io non mi pronuncio. Fatevelo dire dagli altri. Lo sapete che sono riservato...". E se il presidente del Consiglio è stato di poche parole, la terza carica dello Stato si è addirittura affidata al suo portavoce:"Il presidente della Camera non ha nulla da dichiarare sull'incontro. Se lo riterrà opportuno, ha chiarito, sarà il premier a commentare". Ciò che tutti sapevano da tempo è che, durante il pranzo odierno, Fini doveva esporre a Berlusconi una linea di governo molto chiara: nessuna subordinazione nei confronti del Carroccio. Secondo il numero uno di Montecitorio, infatti, una politica eccessivamente succube nei confronti dei leghisti potrebbe danneggiare lo stesso Pdl ed addirittura il leader del partito in persona.

SCHIFANI:"SE SI DIVIDONO ELEZIONI ANTICIPATE"
Il presidente del Senato Renato Schifani, si è dimostrato preoccupato di un crack tra i due "big" del governo e ha parlato con chiarezza di elezioni anticipate inevitabili nel caso di una scissione interna al Pdl. Coglie la palla al balzo Pier Luigi Bersani:"Credo che il centrodestra abbia più problemi di quanto dice, anche in tema di riforme - sostiene infatti il leader del Pd -. E sono sempre stato convinto che, a differenza di quello che si racconta in giro, il centrodestra sta producendo molte discussioni e chiacchiere ma non ha presentato alcuna proposta in Parlamento. Vuol dire che c'è un problema".

IL PARERE DI BOSSI
Insolitamente cauto si è dimostrato proprio Umberto Bossi. Il ministro delle Riforme, infatti, dopo esser passato davanti all'ufficio del presidente della Camera, ha fatto intendere che una sua partecipazione al meeting lo avrebbe fatto sentire come "il terzo incomodo" e che "per ora non c'è alcuna contrapposizione con Fini". E quando qualche cronista ha tentato di stimolare una risposta ficcante riguardo la possibilità di un leghista a Palazzo Chigi, il Senatùr si è riparato dietro un diplomatico "siamo ancora giovani".
Tuttavia, il modo per riproporre le classiche alzate di testa del suo partito, Bossi lo trova in riferimento al discorso della Lega che potrebbe entrare in diverse banche del Nord:"Chi è intelligente ha capito che abbiamo vinto tutto e fatalmente ci toccherà anche una fetta di banche. Fino ad ora si è fatto in questo modo e non capisco perchè quando vince la Lega dobbiamo cambiare le regole".
A leader del carroccio, magari, si potrebbe ricordare che chi è intelligente ha già capito che non è stata tanto la Lega a vincere tutto ma, piuttosto, la sinistra perdere rovinosamente. Ciò che appare chiaro è che, adesso, con molto più potere all'interno del suo partito, il senatùr ha meno necessità di mostrarsi perennemente adirato ed animato da spirito rivoluzionario. Senza dimenticarsi il "piazzamento" del figlio Renzo al consiglio regionale lombardo, ovviamente. Tornando a Fini i suoi uomini fanno sapere che il presidente ha intenzione di mostrarsi fermo e deciso come mai prima d'ora ma che, al momento, non intende forzare la mano più di tanto. Si batterà molto sul tema delle riforme e della creazione di un "modello italiano" d'intervento dell'esecutivo e, non in ultimo, sul tanto sbandierato semipresidenzialismo alla francese a doppio turno elettorale. Per tutto il resto, come al solito, c'è "ambiguocard".

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di Germano Milite
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