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"In caso di referendum non scommeterei sul buon esito"

Fini sulle intercettazioni:"Ci siamo fatti male da soli"


Fini sulle intercettazioni:'Ci siamo fatti male da soli'
12/06/2010, 13:06

ROMA - "Non mi pare sia sia stato un capolavoro politico bensì la dimostrazione di come ci si possa fare del male da soli", così Gianfranco Fini riguardo il tanto discusso ddl sulle intercettazioni da breve approvato al Senato e pronto a diventare legge a tutti gli effetti (e difetti).
La critica del presidente della Camera continua secondo una linea già conosciuta e palesata più volte da tutti gli organi di stampa vicini all'ex leader di An. Per Fini, infatti, "un abuso" nell'utilizzo delle intercettazioni era innegabile ed una legge che regolamentasse la materia si presentava dunque come necessaria. Il punto, però, è che il metodo utilizzato dal centrodestra è stato "pasticciato" visto che "si è andati avanti a zig zag, senza una stella polare. Ho perso il conto delle fiducie che sono state poste in Parlamento".
Perplessità e riserve vengono poi esternate non solo riguardo al metodo d'approvazione (e quindi alla forma) ma anche in merito contenuto e dunque alla sostanza del provvedimento:"Non c'è dubbio che il testo sia stato ampiamente migliorato, ma non è certo il miglior testo possibile". Insomma un testo bocciato non solo dai quattro quinti dei giuristi e dalla stragrande maggioranza della stampa italiana ed estera ma anche dai "ribelli" finiani. Riguardo la possibilità di votare definitivamente la legge sulle intercettazioni entro l'estate, Fini fa sapere che non farà opera di ostruzionismo ma che, in tal caso, costringerà la Camera a non andare in vacanza e a lavorare anche ad agosto dato che, come dichiara in un'intervista al Corriere della Sera, va esaminata in via prioritaria anche la manovra economico-finanziaria.
Il cammino per l'approvazione definitiva del ddl è infatti ancora abbastanza lungo e potenzilamente insidioso; con Camera ancora da interpellare, firma di Napolitano da dover considerare (sebbene vista come inevitabile formalità) e, soprattutto, ipotesi referendum più che plausibile. A proposito di referendum, secondo la terza carica dello Stato "se si respirasse la stessa aria di questi giorni, allora non scommetterei sull'esito". Fini, dunque, esorta la maggioranza a riflettere bene sui tempi di discussione ed approvazione del testo ed osserva:"Buon senso vorrebbe che si procedesse in modo diverso. Se sono stati impiegati due anni per discutere la legge non sarebbe un errore sfruttare un po' di tempo in più, qualche mese, per ridurre il dissenso che c'è intorno a queste norme. Perché non cambiare prima quello che è palesemente da cambiare? Si eviterebbe un atteggiamento che considero autolesionista e soprattutto si eviterebbe di fare la fine di Sisifo".
Tuttavia, se il premier dovesse incamponirsi e pretendere l'approvazione della norma entro l'estate, il presidente della Camera non si opporrebbe e procederebbe ad eseguire le direttive dell'esecutivo. Fini dunque non rompe politicamente con il suo alleato ma, come in molti hanno osservato sia dentro che fuori la maggioranza, si limita a "rompere" all'interno del partito. Un lavoro da altrettanti sottstimato e reputato di pusillanime compromesso ma, probabilmente, utile invece a tenere accesa l'attenzione sui temi più delicati e a mantenere viva e vigile l'opinione pubblica sulle derive antidemocratiche alle quali spesso pare cedere Berlusconi.

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di Germano Milite
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