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L'ex ministro intervistato da Repubblica

Finmeccanica, Scajola: 'Tangenti? A mia insaputa'

Pm: 'Scajola chiedeva l'11% dei 5 miliardi di euro'

Finmeccanica, Scajola: 'Tangenti? A mia insaputa'
24/10/2012, 10:55

"Ho sempre agito alla luce del sole". Claudio Scajola, in un'intervista a Repubblica, si difende dall'accusa di corruzione internazionale mossagli dai pm di Napoli nell'ambito dell'inchiesta su Finmeccanica. E a chi gli chiede se ha sponsorizzato Fincantieri in Brasile, l'ex ministro risponde deciso: "L'ho fatto con tutte le nostre imprese, grande, medie, piccole. E' stato il mio lavoro per due mandati, ne sono orgoglioso". "L'export - sottolinea - e' quello che tiene in piedi la nostra industria. Dobbiamo tutelare e promuovere le nostre eccellenze, soprattutto all'estero". E il Brasile "e' un paese in crescita, la concorrenza di Usa e Germania era fortissima".

Quanto all'ipotesi che siano girate mazzette replica: "Io non posso sapere quali siano le strategie delle aziende. Per quanto mi riguarda, tutto si e' svolto regolarmente. Ho spinto perche' vincesse un'azienda italiana, alla luce del sole. E poi, se davvero ci fossero state delle trattative anomale, crede che lo avrebbero fatto sapere ai ministri coinvolti?".

"La gente scherza - aggiunge - quando dico 'a mia insaputa'. Ma io dimostrero' che ho ragione. Anche in questo caso. In passato ho dato le dimissioni da ministro senza essere ancora indagato. Era un segno di rispetto per le istituzioni, e' stato interpretato come un'ammissione di colpevolezza. Che tristezza". 

Al centro delle indagini ci sarebbe una maxi tangente da circa 550 milioni per la fornitura di 11 fregate militari al governo brasiliano. Stando alle dichiarazioni dell'ex dirigente della holding Lorenzo Borgogni, sulla fornitura fu infatti applicata una "tassa" dell'11%.

Secondo quanto riportato da Borgogni, la tangente era mascherata da un "contratto di agenzia": i circa 550 milioni di euro sarebbero stati spartiti tra Scajola, il deputato Massimo Nicolucci (anche lui indagato) e il ministro della Difesa brasiliano Jobin, l'esponente del governo sudamericano sul quale Scajola sarebbe intervenuto per favorire Finmeccanica e Fincantieri (entrambe coinvolte nella commessa delle 11 fregate per 2,5 miliardi di euro a testa).

La commessa brasiliana sarebbe infine saltata a causa dei contrasti tra la diplomazia italiana e quella brasiliana sulla mancata estradizione di Cesare Battisti.

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di Veronica Riefolo
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