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Plausi dalla Cgil e dal Pdl per le nuove norme

Fiom ed Idv contro l'abolizione dell'articolo 18, Pd spaccato


Fiom ed Idv contro l'abolizione dell'articolo 18, Pd spaccato
21/03/2012, 11:03

ROMA - "C'è l'accordo di tutti, tranne della Cgil", aveva detto ieri il Presidente del Consiglio Mario Monti, illustrando le modifiche che il suo governo intende apportare all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per renderlo, di fatto, privo di significato. Non si sa chi gli abbia riferito la notizia, ma oggi sono in molti a smentirlo.
Prevedibile il no della Fiom, con Landini che dice no ad una riforma che "sarà contrastata con ogni mezzo e con ogni forma di protesta democratica nelle fabbriche e nel Paese", a cominciare dalla manifestazione che si terrà il 31 marzo. Meno prevedibile ma altrettanto netto il no dell'Idv, espresso dal capogruppo alla Camera Massimo Donadi: "L'articolo 18 da oggi non esiste più. Questa sembra molto più la proposta Sacconi. L'esecutivo rimanda a epoca lontana i nuovi ammortizzatori sociali, ma interviene da subito sull'articolo 18, trasformandolo in una specie di scalpo da consegnare alla Bce e non certo all'europa che è ben attenta a non colpire, in questa fase delicatissima, i diritti e le capacità di consumo delle famiglie e dei lavoratori".
Felici del risultato ottenuto il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo cui le modifiche apportate rafforzano le tutele dei lavoratori impiegati in imprese sotto i 15 dipendenti e danno un ruolo più importanti alle norme concordate tra sindacati ed imprese. Come anche il Pdl, che, con Osvaldo Napoli, plaude alla decisione di questo governo di proseguire nell'ottica di quello precedente di rinunciare alla concertazione.
Si spacca il Pd, invece, che cerca di mostrare la sua opposizione al provvedimento, ma senza rompere con il governo Monti. Come dimostrano le dichiarazioni del responsabile economico del partito, Stefano Fassina: "Quando Monti in conferenza stampa ha parlato di accordo di tutti, tranne che della Cgil, mi è parso di risentire Sacconi. La riformulazione dell'art. 18 non va bene perchè rischia di rimanere un guscio vuoto con un notevole allargamento delle possibilità di licenziamento. Qui ci sono punti positivi che vanno sottolineati e ci sono buchi enormi".
Ma si tratta di parole, perchè nel comunicato di ieri, il Pd ha già detto che non farà cadere il governo Monti per questo. E poichè è scontato che si seguira l'iter usato fin qui per tutti i provvedimenti (decreto legge e fiducia sia alla Camera che al Senato), il sì del partito appare scontato.

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di Antonio Rispoli
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