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Flora Beneduce: “Carcere di Pozzuoli. Un modello di buona sanità”


Flora Beneduce: “Carcere di Pozzuoli. Un modello di buona sanità”
10/12/2013, 14:18

NAPOLI - “La sanità nelle carceri è una delle macchie nella nostra democrazia. Non c’è giustizia laddove i diritti fondamentali, salute in primis, vengono negati”. Con queste parole Flora Beneduce, primario di Medicina generale negli ospedali riuniti della Penisola sorrentina, interviene all’evento organizzato nel carcere di Pozzuoli. Presenti all’incontro, il direttore generale dell’Asl Na2, Giuseppe Ferraro, la direttrice sanitaria, Agnese Iovino, il direttore amministrativo, Nicola Cantone, il medico responsabile sanità penitenziaria di Pozzuoli, Antonio Caiafa, la direttrice del carcere, Maria Stella Scialpi e il vescovo, mons. Gennaro Pascarella. L’appuntamento, che ha per oggetto la salute nelle carceri, mira a riformulare la sanità penitenziaria, riflettendo sulle condizioni attuali. “Quella che è un’eccezione potrebbe divenire il modello della gestione delle carceri, in particolare per quanto riguarda la sanità. Mi riferisco alla casa circondariale di Pozzuoli, dove sono attivi tutti gli ambulatori, grazie all'impiego di specialisti ambulatoriali – continua la dottoressa -. La Guardia medica lavora 24 ore su 24. Le detenute possono studiare, partecipare a corsi di recitazione o ad attività laboratoriali, imparare i rudimenti di alcune professioni, come la torrefazione del caffè o l’impasto della pizza. Purtroppo questa realtà non è la normalità. Complimenti vivissimi a chi è riuscito ad impostare queste buone pratiche per garantire il diritto alla salute. Si tratta di direttori che hanno saputo lavorare, ottimizzando le risorse e ponendo attenzione estrema alla dignità, ai diritti, alla rete relazionale, ai bisogni psichici delle detenute”. Flora Beneduce, dopo un tour nelle case circondariali della Campania, ha le idee chiare sugli interventi da apportare. “Un primo cambiamento dovrebbe riguardare il personale medico – spiega la Beneduce -. Dovrebbe essere istituita una graduatoria di medici di Medicina  Generale, appositamente formati,  da assumere a tempo indeterminato. Un secondo step dovrebbe essere la presenza di laboratori di analisi all'interno della casa circondariale. Poi, bisogna predisporre day hospital oncologici per le chemioterapie in sede. Altra necessità, è quella di individuare una percentuale di posti di degenza in strutture convenzionate da riservare ai detenuti per la riabilitazione post infarto e post ictus”. Se queste sono le priorità individuate, il primario analizza anche il passaggio delle attribuzioni di competenze della sanità penitenziaria dal ministero di Grazia e Giustizia alle Asl avvenuto nel 2008, ha ravvisato l'ingenerarsi di nuove emergenze ed inadempienze. “I fondi stanziati dalla Regione per la sanità penitenziaria sono stati investiti in modo scriteriato. Un esempio per tutti: alla Asl Napoli 1, dove insistono i centri clinici di Poggioreale e Secondigliano, sono stati devoluti nel 2012 oltre 10 milioni di euro. Sarebbero stati sufficienti ad evitare l'avvicendamento per i pazienti detenuti, destabilizzante per i pazienti, dei medici; per acquistare alcune delle apparecchiature necessarie e per assicurare i livelli essenziali di assistenza. Dove sono finiti quei fondi? E perché l'Osservatorio permanente per la sanità penitenziaria, istituito nell'ottobre del 2010, non svolge il ruolo che gli compete? Oggi la drammaticità della situazione della sanità nelle carceri esige una risposta”.

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di Redazione
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