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Fondi F.A.S. e Partito del Sud. Dibattito attuale.


Fondi F.A.S. e Partito del Sud. Dibattito attuale.
30/07/2009, 06:07

 

FONDI F.A.S. E “PARTITO DEL SUD”


 

di: Mariano Di Trolio


 

Con lo strappo di Lombardo e Miccichè torna di attualità anche la questione dei Fondi F.A.S.


 

Il mancato sostegno dei parlamentari del Movimento per le Autonomie – che in occasione del voto di fiducia sul maxiemendamento al Dl Anti-crisi hanno deciso di abbandonare l’Aula – e la ‘minaccia’ di dar vita ad un “Partito del Sud” (“Forza Sud”, “Lega Sud” sono soltanto alcune delle sigle circolate) ha prepotentemente rimesso al centro del dibattito il Mezzogiorno. In questo primo anno di Legislatura il Sud non ha trovato cittadinanza nei programmi di politica economica e sociale dell’Esecutivo nazionale. Come già detto in altre sedi, è mancato (e manca) un progetto organico di sviluppo mentre le risorse già stanziate dal ‘vecchio’ (e forse troppo criticato) centro-sinistra – appunto le risorse aggiuntive del F.A.S. – sono state utilizzate per garantire la copertura a varie norme legislative e alle due emergenze considerate prioritarie nell’assegnazione della quota nazionale del F.A.S.: gli ammortizzatori sociali e la ricostruzione dell’Abruzzo.


 

Dunque, si sta ancora facendo riferimento esclusivo a risorse stanziate dal centro-sinistra di Prodi. Nessuna risorsa aggiuntiva (nemmeno un euro!) è stata messa sul ‘piatto’ da questo Governo. Allo stesso modo, nessun programma di sviluppo, legato alle scadenze della Legislatura, è stato elaborato e sostenuto da questo Esecutivo. Insomma, niente di niente. Certo – si obietterà – con una crisi economica di queste dimensioni nessun Governo sarebbe stato in grado di reperire risorse. Francamente, una maggiore attenzione al Mezzogiorno (la parte del Paese più debole e, dunque, più esposta alla crisi) era doverosa. Invece, nei provvedimenti “Anti-crisi” si è preferito seguire altre strade (alcune anche giuste) e di abbandonare il meridione al proprio destino. Ma non è tutto. La gran parte dei provvedimenti “anti-crisi” è stata finanziata con Fondi che, per legge, spettavano alle Regioni meridionali (per una quota pari all’85%). Il riferimento è proprio alle risorse del Fondo Aree Sottoutilizzate.


 

Questa non è solamente questione di denari ma soprattutto di strategia di politica economica, o meglio della completa assenza di quest’ultima. Non si tratta cioè di difendere il “Partito della spesa” del Sud che usa le risorse per creare e mantenere clientele elettorali, ma, al contrario, di evidenziare l’assoluta mancanza di politiche per il Mezzogiorno perpretata da questo Governo. Ad un livello territoriale inferiore esiste, certamente, un gigantesco problema di qualità delle élites che amministrano le Regioni meridionali. La soluzione non è, però, il raschiamento di risorse e un’ulteriore, importante redistribuzione di risorse dal Sud al Nord. La linea, piuttosto, dovrebbe essere quella di vigilare sull’utilizzo di queste risorse sul piano politico (compito delle opposizioni), e dell’accertamento (Guardia di Finanza) facendo pesare le eventuali responsabilità individuali, anche sul piano giudiziario oltre che squisitamente politico.


 

Il Mezzogiorno deve tornare ad essere un problema nazionale. Non occorre una “Lega del Sud” (sul modello del Carroccio), quello che serve è, invece, un’alleanza per il Sud che abbia il suo fulcro nello schieramento progressista e che, di volta in volta, sappia creare un consenso politico trasversale sulle questioni rilevanti per il Mezzogiorno. Non ci vuole cioè un “Partito del Sud” ma più Sud nei partiti.


Entrando a questo punto nel merito della questione dei Fondi F.A.S., le risorse stanziate per i programmi regionali ammontano a 27,027 milioni di euro così divisi: 21,8 per le Regioni meridionali e 5,2 per quelle del Centro-Nord. A 25,4 miliardi di euro ammonta, invece, la quota nazionale del F.A.S. (con un vincolo di territorialità per il suo impiego così modulato: 85% al Sud, 15% Centro-nord).


I programmi regionali di Sicilia e Puglia sono pari a 4.093,784 milioni di euro per la regione guidata dal ‘ribelle’ Lombardo e a 3.105,064 milioni di euro per quella del Governatore Vendola. (Per maggiori dettagli sulle risorse del F.A.S. si rimanda ad un documento a firma Antonio Misiani, deputato del Pd e reperibile sul suo sito personale e al nostro Fondo Aree Sottoutilizzate: un bilancio pubblicato su Notizie Sindacali del 29 aprile 2009).


Per entrambi i programmi regionali a valere sulla quota regionale del F.A.S. occorrono, dunque, circa 7 miliardi di euro. Il problema è, però, che la cassa del F.A.S. (1,4 miliardi per il 2009 e 6,5 per il 2010) è praticamente ‘vuota’ in seguito alle coperture legislative e alle emergenze citate. Per il cosiddetto “Fondo Sacconi” sono stati destinati e resi disponibili 980 milioni nel 2009 e 3.020 milioni nel 2010 (delibera CIPE del 6 marzo 2009). Un’ulteriore richiesta di 500 milioni sarebbe stata formulata dal Ministero del Welfare per incrementare la dotazione del 2009 (Fonte: Il Sole 24 Ore del 28 luglio 2009, p. 3). Lo stesso quotidiano economico e finanziario riporta, nell’edizione citata, una tabella aggiornata sullo stato di cassa del Fondo F.A.S. (quota nazionale e regionale):

La Cassa del F.A.S.

in milioni di euro


 

2007………….100
2008………….300
2009………….1.361 (Risorse già assegnate al “Fondo Sacconi” – 980 milioni – Abruzzo e varie coperture a norme legislative).

2010………….6.496 (Risorse già stanziate a “Fondo Sacconi” – 3,020 milioni – Abruzzo e varie coperture a norme legislative).


Ragionando in termini di cassa, dunque, il Governo può contare su risorse comprese nella forchetta 1,5 miliardi-3,5 miliardi (se si considerano anche le risorse non spese della Programmazione comunitaria 2000-06). Per accontentare Lombardo ne occorrono (come detto) circa 4, altri 3 per assicurare la copertura del Programma Attuativo Regionale (P.A.R.) della Puglia. Un’impresa piuttosto ardua, anche per l’ottimismo del Premier.


Esistono, inoltre, problemi procedurali: i P.A.R. di Sicilia e Puglia devono ancora terminare l’istruttoria al MISE (Ministero dello Sviluppo Economico). Una volta portato a termine questo passaggio presso il Ministero guidato da Scajola, i Piani Attuativi Regionali dovranno ottenere il via libero dal Cipe. Nella stessa situazione sono tutti i P.A.R. delle regioni meridionali mentre hanno già ottenuto la prima approvazione del Cipe la gran parte delle Regioni centro-settentrionali. Il Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani, ha chiesto al Governo il mantenimento degli impegni presi dal Cipe il 6 marzo 2009 (con cui si assegnava una quota pari a 27,027 milioni di euro alle Regioni) e lo stato di cassa del Fondo F.A.S. quota nazionale e regionale (Fonte: Il Sole 24 Ore del 28 luglio 2009, p. 3).


 

Fatta questa lunga analisi, si può concludere che difficilmente alle parole e agli impegni assunti da Berlusconi nei confronti di Lombardo e di altri Governatori meridionali seguiranno fatti concreti.

Quello che però è importante sottolineare nuovamente è che al Mezzogiorno serve un nuovo meridionalismo che non deve, però, dipendere solamente dal ‘centro’, ma che deve fondarsi sulla qualità delle élites politiche ed amministrative locali. Attualmente questo presupposto è evidentemente assente e soltanto la partecipazione democratica dei cittadini meridionali e la loro capacità di selezionare i propri rappresentanti ed amministratori potrà consentire di colmare questo gap. Ciò detto, il Mezzogiorno non può non essere un problema nazionale e non si può pensare – allo stato delle cose – di poter fare a meno di un nuovo intervento straordinario per il Sud. L’emergenza – oramai ‘ordinaria’ – evidenziata dal rapporto Svimez 2009, lo testimonia in modo inequivocabile. Occorrono risorse nazionali aggiuntive, comunitarie e nazionali di cofinanziamento e, allo stesso tempo, una macchina amministrativa degli Enti locali di qualità, che sappia investire le risorse su cui decide direttamente e finalizzarle ad uno sviluppo vero. Questa è la grande sfida della società e della politica del Mezzogiorno oltre che dei futuri Governi di centro-sinistra (che dovranno fondarsi, come detto, su un patto ampio tra le forze della coalizione, in grado all’occorrenza anche di coinvolgere altre forze e movimenti non necessariamente della stessa area culturale e politica, ma che abbiano a cuore le sorti del Mezzogiorno e, più in generale, del Paese nella sua interezza). Senza questa svolta, lo sviluppo del Mezzogiorno sarà sempre e solo un nomen sine re, una formula vuota a cui non corrisponde niente.



 


 


 


 


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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