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I sindacati: "Questa riforma non tutela nessuno"

Fornero: ammortizzatori sociali "lacrime e sangue"

Anche artigiani e commercianti dovranno finanziarli

Fornero: ammortizzatori sociali 'lacrime e sangue'
13/03/2012, 11:03

ROMA - La partita degli ammortizzatori sociali si fa più complessa. Sugli ammortizzatori sociali, infatti, serviranno altre correzioni e concessioni. La deadline, fissata ieri, è sempre la stessa: 21-23 marzo. Ma ieri durante l’incontro dedicato a definire in dettaglio la nuova rete di protezione le proposte del governo sono state sostanzialmente bocciate sia dalla Cisl che dalla Cgil.
Il sistema universale di tutele fondato solo su cassa integrazione ordinaria e indennità di disoccupazione ha bisogno di essere meglio precisato: ieri il ministro Fornero ha fatto retromarcia, su richiesta dei sindacati.Lei promette di aver trovato le risorse per potenziare il sistema. E ha chiarito che anche le imprese artigiane e del commercio dovranno contribuire al finanziamento del sistema. In terzo luogo, ha corretto il tiro sul taglio degli ammortizzatori sociali e dunque resta in vita la cassa integrazione straordinaria, quella per le crisi e le ristrutturazioni. Che però non sarà valida per i lavoratori delle imprese che cessano l’attività.
Arriva prima anche la fase di transizione dal vecchio sistema al nuovo: non è più il 2017 ma il 2015.
Ma come sarà la nuova indennità di disoccupazione? Leggerina: la nuova “Aspi” (cioè assicurazione sociale per l’impiego) avrà un tetto massimo di 1.119 euro lordi (circa 880 euro netti al mese). Durerà solo 12 mesi (18 mesi per gli ultra-58enni), e ogni sei mesi verrà tagliata del 15 per cento. Riguarderà, oltre ai lavoratori dipendenti privati e pubblici (ma non gli atipici del settore privato), anche i precari della pubblica
amministrazione. Indennità di mobilità? Nemmeno a parlarne: verrà abolita, o meglio assorbita dall’ “Aspi”, anche se oggi sembra essere molto più conveniente dal punto di vista economico e più duratura (24 mesi per gli over-40, addirittura 36 mesi per gli over-50). Infine, pur dicendosi disposta ad aumentare i controlli per evitare abusi sui contratti a progetto, sulle associazioni in partecipazione e sulle partite Iva (oltre ad
accettare l’idea che i contratti a tempo determinato vengano disincentivati rispetto a quelli stabili), Fornero ha respinto al mittente la richiesta sindacale di abolire tout court queste forme che Raffaele Bonanni definisce di “flessibilità malata”.
Confindustria non è molto d’accordo con l’accelerazione al 2015, ma le piacciono le linee generali. Protestano commercianti e artigiani, che pagheranno ancora di più e denunciano, come intuibile, un aumento del costo del lavoro. Il fronte sindacale (con l’eccezione della Uil, più disponibile) invece ieri si è schierato decisamente contro il nuovo schema proposto dal governo. Parole nette quelle di Susanna Camusso: “Non ci sarà nessun lavoratore in più rispetto ad oggi coperto dal sistema”, afferma, e in più non ci sono nuove risorse, ma «solo una diversa redistribuzione di quelle esistenti”.

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di Gaia Bozza
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