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La riforma del lavoro prevede anche sussidi a Sud e donne

Fornero: stop alla cassa integrazione straordinaria

Sì al sussidio di disoccupazione,per ora resta cig ordinaria

Fornero: stop alla cassa integrazione straordinaria
17/02/2012, 19:02

BRUXELLES - Nella riforma degli ammortizzatori sociali non c’è spazio per la cassa integrazione straordinaria. “Se facciamo l'unemployment benefit (un sussidio di disoccupazione) non abbiamo più bisogno della cassa straordinaria”: è quanto ha annunciato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero a Bruxelles spiegando che invece “la cassa ordinaria va rafforzata”.
Proprio poche settimane fa il governo aveva annunciato, invece, che gli ammortizzatori sociali sarebbero stati rafforzati e che non sarebbero state toccate le forme di cig, ordinaria e straordinaria. Ora invece il ministro del Welfare vira in un’altra direzione: il governo punta a una “profonda revisione degli ammortizzatori sociali da attuare secondo logiche di ampliamento della platea dei potenziali beneficiari”, ha spiegato rispondendo a una interrogazione alla Camera.
I
ntanto, è arrivata alle parti sociali la convocazione ufficiale del ministro del Lavoro. L’incontro si terrà lunedì alle 12.15, nella sede del ministero. Attorno al tavolo Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia. Al centro della riunione ci sarà, in particolare, il capitolo politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali.
Nella riforma del lavoro Fornero spinge sull’occupazione femminile e sulla riduzione del divario tra Nord e Sud: l’annuncio è arrivato oggi da Bruxelles, dove il ministro ha partecipato al Consiglio Ue affari sociali e occupazione. La riforma prevederà “sgravi fiscali e nuovi servizi anche sostenuti dal fondo sociale Ue”.
L’impegno più generale è quello di “adottare riforme coraggiose conciliando il rigore finanziario con la coesione sociale – ha affermato -  Come ha più volte ricordato il presidente del Consiglio Mario Monti, è importante uscire dall'austerità per puntare alla crescita e agli obiettivi sociali. Abbiamo già realizzato una riforma strutturale del sistema previdenziale che ha ristabilito l'equità fra generazioni, fra generi e all'interno delle generazioni”. Le riforme messe in atto dal governo tecnico, però, chiedono sacrifici onerosi e non smettono di suscitare proteste. In ogni caso, accantonata per un attimo la questione relativa alle modifiche all’articolo 18, centrale sarà il “riordino dei contratti”: ad oggi ci sono 45 forme di lavoro precario.  “Troppe tipologie negli anni hanno creato precarietà diffusa tra i giovani”, ha spiegato il ministro. “Per questo, una formula come l'apprendistato potrebbe favorire l'ingresso dei giovani”, ha aggiunto Fornero, e su questo punto ci sarebbe già l’ok di sindacati e imprese, a patto che – dicono da Confindustria – non ci sia un aumento dei costi per le aziende.
La trincea è la riforma dell’articolo 18: la Cgil riconosce, in merito, “le ragioni importanti” dell'iniziativa della Fiom, che ha proclamato lo sciopero generale il 9 marzo, e ribadisce ancora una volta il suo ‘no’ a toccare una “norma di civilità”. Tuttavia,  per il segretario generale Susanna Camusso, da parte del governo “c’è un approccio importante, perché si dice che le cose peggiori devono essere cancellate e si introduce un meccanismo di incentivi e disincentivi delle forme di precariato”. Sui tempi stretti della trattativa indicati da Fornero (entro marzo), Camusso ribadisce che “il tempo non è di per sé un valore. Il problema è il merito”.

 

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di Gaia Bozza
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