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Francesco Ruotolo: “95° Giro (d’Italia ?): quote in rosa anche al sud”


Francesco Ruotolo: “95° Giro (d’Italia ?): quote in rosa  anche al sud”
30/05/2012, 13:05

Si è appena conclusa la 95a edizione di quello che, eufemisticamente, è ancora chiamato “Giro d’Italia”, la gara ciclistica a tappe più importante del nostro Paese.
Che si tratti semplicemente del “95° Giro di una parte dell’Italia” lo dimostra il percorso: 21 tappe delle quali 6 nella parte centrale dell’Italia ed 11 al nord; nessuna tappa sulle isole e, al sud, nemmeno una tappa completa ma due mezze tappe: una partita dall’Abruzzo e conclusasi in Campania, da dove è partita la tappa successiva conclusasi nel Lazio. In compenso 3 delle 21 tappe si sono svolte in Danimarca!
Dal 5 al 27 maggio è andato in scena, sempre uguale a se stesso (tranne rare eccezioni) da decenni, un evento sportivo che la “Gazzetta dello Sport”, organizzatrice della corsa a tappe, e il C.O.N.I. che la patrocina si ostinano a chiamare “Giro d’Italia”: dei 3.503 Km del percorso, meno di 200 Km si è svolto nell’Italia meridionale.
Campanilismo ? Qualunquistico sudismo ? Non credo, perché basta consultare il percorso del “Giro” in questi 95 anni per constatare che, per la “Gazzetta dello Sport”, Cristo si è fermato a Eboli e, spesso, anche al di sopra di Eboli.
Praticando un leghismo ante-litteram, la “Gazzetta” così la vede l’Italia: in pianura o in montagna o a cronometro il nord in lungo e in largo con una buona attenzione verso la parte centrale della penisola e uno o due arrivi al sud, se capita. Quest’anno ci hanno detto che “la località più a sud era il lago Laceno”. Non era “la località più a sud”, ma semplicemente l’unica località del sud ove è arrivata una tappa centro-meridionale, partita da Sulmona.
Il solito vittimismo dei meridionali? Forse. Ma certo non campato in aria. Perché solo nel 1961 e in qualche rara occasione il Giro in rosa è stato ben distribuito sull’intero territorio nazionale. Se il “Giro d’Italia” va all’estero (e non solo, come stavolta, in Danimarca) perché non dovrebbe – magari ad anni alterni – fare tappa in Sicilia o in Sardegna? Anche in queste regioni possono programmarsi arrivi in salita, come sulla Sila o sull’Aspromonte, sulle Alpi lucane e sul Pollino, sul Vesuvio o sul monte Faito, o sull’Appennino campano !
Ad anni alterni la sequenza conclusiva di tappe di montagna della corsa rosa potrebbe rimbalzare dalle Alpi agli Appennini, in quanto in Abruzzo o sull’appennino calabro-lucano ci sono vette di tutto rispetto!
L’evento sportivo, si sa, è legato anche a problematiche economiche: ma nelle regioni meridionali la “Gazzetta” è ben venduta in edicola e promozionarla anche tramite il “Giro” tornerebbe utile. Anche al sud non mancano gli sponsor; il “Giro d’Italia” può portare ricchezza anche qui nelle tappe meridionali. Infatti la carovana può recare qualche vantaggio ad albergatori, ristoratori, benzinai, giornalai, eccetera visto che in quei 20 giorni ciclisti, tecnici e manager, sponsor e giornalisti, operatori televisivi e quant’altro debbono mangiare, dormire, spostarsi, andare al bar …
Stupisce che nessun governo, nessun ministro dello sport, nessun Capo dello Stato, nessun vertice C.O.N.I. abbia mai preteso che una competizione che si chiama “Giro d’Italia” giri davvero per l’Italia, promozionando lo sport ecologico a due ruote.
In alternativa, cambiamo onestamente il nome perché quello appena conclusosi è solo il “95° Giro di una parte dell’Italia”!

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di Redazione
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