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La Mura: "Ambrosino e Santoro intorpidiscono le acque"

"Fratelli-coltelli" nel Pdl: al Comune sott'accusa i finiani


'Fratelli-coltelli' nel Pdl: al Comune sott'accusa i finiani
05/05/2010, 11:05

NAPOLI - Il Pdl al Comune ed alla Regione rischia di scoppiare per diversi motivi. Al Municipio si è aperta la resa dei conti dopo il colpo basso dei fedelissimi del consigliere regionale finiano Pietro Diodato: Andrea Santoro e Raffaele Ambrosino. In Regione, invece, il neo presidente Stefano Caldoro è alle prese con la nomina della giunta. Procediamo con ordine.
Il sindaco Rosa Russo Jervolino ha salvato la poltrona grazie all’approvazione del bilancio. Una maggioranza risicata che non è andata sotto perché in aula i 29 consiglieri del centrodestra hanno abbandonato la seduta poco prima del voto. Il motivo è semplice. Pietro Mastranzo dell’Udeur era all’estero mentre Luciano Schifone risulta ancora ricoverato in un ospedale. Ecco perché, senza numeri, il Pdl ha preferito evitare la conta, lasciando così la minoranza di centrosinistra, sola, in aula, ad approvare l’ultimo “libro dei sogni” dell’epoca Bassolino-Jervolino. L’ultimo atto di una consiliatura che durerà un altro anno solo perché la legge impone le elezioni ogni 5 anni. Santoro e Ambrosino, però, hanno giocato sporco. Nonostante sapessero dell’assenza forzata di Mastranzo e del ricovero d’urgenza di Schifone, hanno affondato i colpi, pugnalando il loro partito alle spalle. Un comunicato inequivocabile per spiattellare ai quattro venti “l’assenza dei colleghi”. Quasi come se fosse maturata proprio per salvare la consiliatura e per dare una mano alla Jervolino. Hanno fatto trasparire un consociativismo che, in verità, in questi anni è stato evidente e non ha risparmiato nessuno. Nemmeno Ambrosino e Santoro. Ecco perché il polverone alzato dai due esponenti finiani in Assise ha il sapore di una manovra ben architettata, una guerra “fratricida” con la regia di Pietro Diodato. Il motivo è semplice. Pietro Diodato si sente isolato. Ha strappato la candidatura in lista alla Regione, all’ultimo secondo utile, solo grazie all’intervento di Italo Bocchino e Mara Carfagna. La condanna che ha sul groppone ed il coinvolgimento in situazioni strane potevano costargli caro. Invece è stato salvato sul filo di lana in un’ottica anti-Cosentino. Si è candidato ed è stato tra i più votati. Pensava che i voti bastassero ad acquisire un posto di gestione. Ha puntato i piedi, con interviste e dichiarazioni al vetriolo. Contro gli esponenti del Pdl. Ha inviato messaggi chiarissimi a Caldoro. Voleva un posto in giunta. Non è stato preso in considerazione. Poi ha alzato il tiro. Si è autocandidato a sindaco di Napoli. E’ stato liquidato con battute ironiche arrivate fin dentro l’aula consiliare del Comune proprio durante la sessione di bilancio e partite proprio dai banchi del centrodestra. Diodato ha capito che rischia di perdere la partita, di restare schiacciato nella resa dei conti tra finiani e berlusconiani. Rischia di pagare l’amicizia con Italo Bocchino e di restare vittima di una questione morale che nel Pdl non può essere più rinviata. Ed allora tenta di prendere le contromisure. Ha sguinzagliato i suoi consiglieri comunali: Andrea Santoro e Raffaele Ambrosino appunto. Con una missione precisa. Creare scompiglio e fibrillazioni nel partito. Ed allora, com’è accaduto sulla votazione del bilancio, ogni occasione è buona per tirare fango sul partito e delegittimare le figure principali: dal capogruppo Carlo La Mura, al coordinatore cittadino Marcello Taglialatela.
“Il comunicato di Ambrosino e Santoro ha volutamente portato la stampa su una posizione errata - ha spiegato a <Julienews> Carlo La Mura, capogruppo in Consiglio del Pdl -. I due colleghi del Pdl hanno mentito sapendo di mentire. Erano a conoscenza che Mastranzo fosse all’estero per motivi familiari e Schifone in un letto d’ospedale. Non potevamo certo portarlo in aula con la barella. Ecco perché l’affondo di Ambrosino e Santoro non è altro che una posizione strumentale contro il Pdl da parte di un gruppo che chiede la candidatura a sindaco e quindi, in quest’ottica, tenta in tutti i modi di demonizzare i colleghi di partito. Un gioco che fa male al Pdl ed a tutti noi. Hanno messo in atto un’operazione per intorpidire le acque e soprattutto colpire chi non condivide le loro posizioni”. La Mura non ha peli sulla lingua e spiega i motivi che hanno spinto i consiglieri di opposizione ad abbandonare l’aula prima del voto sul documento di programmazione economica e finanziaria.
“Non abbiamo la forza numerica per contrapporci al centrosinistra in Consiglio - ha continuato il capogruppo del Pdl -. Il primo cittadino ha ricompattato i suoi, aveva i numeri per approvare l’atto, la nostra presenza non avrebbe inciso sull’esito della votazione viste le defezioni di alcuni colleghi, dovute, come detto, ad imprevisti personali e non certo dettati da motivi politici”.
Manca un anno alle elezioni, nei fatti, però, la campagna elettorale è già iniziata. Anzi, è cominciata la guerra tra le diverse correnti per acquisire spazio e visibilità. La partita è grossa e vogliono tutti occupare posti di prima fila. Non si parla di problemi. Non interessano. Sul tavolo c’è la gestione, gli affari e i business da consumare. Ecco allora che i gruppi di potere, le lobby e l’imprenditoria sono pronti a stringere patti con i futuri vincitori. L’assalto alla diligenza nel centrodestra è cominciato prima ancora di vincere le elezioni.
Sul fronte regionale, invece, il presidente Stefano Caldoro è alle prese col toto-assessori. Ce n’è per tutti i gusti. I nomi girano da giorni. Per quanto riguarda i tecnici di area, in “pole” Eduardo Cosenza, preside della facoltà di Ingegneria della Federico II di Napoli; Giovanni Romano, esperto in ambiente e raccolta differenziata; Carmen Verderosa, preside dei giovani industriali di Confindustria e Raimondo Pasquino, rettore dell’Università di Salerno.
La rosa di consiglieri che aspirano ad un posto in giunta è molto ristretta. Fuori dai giochi Diodato, la partita resta aperta per Ermanno Russo, Fulvio Martusciello, Antonia Ruggiero e Daniela Nugnes. L’Udc, invece, ha frenato la scalata di Pasquale Sommese per dare spazio a Ciro Alfano e Giuseppe De Mita. Ancora pochi giorni ed il nuovo governo regionale sarà presentato alla città.

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di Giovanni De Cicco
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