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Quando l’agricoltura diventa il culto di antiche religioni

Galan, Viaggio a Casole Valsenio per la Festa dei Frutti dimenticati


Galan, Viaggio a Casole Valsenio per la Festa dei Frutti dimenticati
18/10/2010, 14:10

 “La voglia di andare in un paese a me sconosciuto e alcune mie antiche passioni che dai fiori si estendono alla frutta, mi hanno spinto in una giornata autunnale di pioggia ad andare a Casole Valsenio. E lì mi sono molto divertito perché la curiosità, in certi casi, serve ad andare oltre le pene e le noie della politica. E’ vero che a Casole Valsenio ho rivisto un frutto che da noi in Veneto, sicuramente ad Arquà Petrarca, è un frutto ancora popolarissimo, amatissimo dai bambini e che in dialetto veneto chiamiamo sisola, che altri non è che la giuggiola. In realtà, la Festa dei Frutti dimenticati in provincia di Ravenna è un omaggio alla memoria dell’agricoltura povera, un’agricoltura spesso spontanea che donava i propri frutti lungo i sentieri di campagna o su per i boschi di collina. Sto parlando del corbezzolo, della pera volpina, del corniolo. Ma dove la mia passione per gli antichi frutti si è esaltata è stato quando ho assaggiato le mele rosa, una qualità che non conoscevo. Ringrazio l’amico sindaco di Casole Valsenio, Nicola Iseppi, e tutti i virtuosi collezionisti ed espositori, custodi appassionati di tradizioni e di sapori alle origini stesse della nostra plurimillenaria agricoltura”.
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, che oggi ha partecipato alla Festa dei Frutti dimenticati a Casole Valsenio, in provincia di Ravenna.

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di redazione
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