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Era accusato di aver bloccato e censurato un quotidiano

Gentile si dimette da sottosegretario, ma si proclama innocente


Gentile si dimette da sottosegretario, ma si proclama innocente
03/03/2014, 21:13

ROMA - Il governo Renzi ha già perso un pezzo. Infatti il sottosegretario Antonio Gentile ha presentato le sue dimissioni, dopo le polemiche che l'hanno investito per le accuse di aver bloccato l'uscita di una edizione del quotidiano "L'Ora della Calabria" in cui si parlava delle indagini sul figlio. 

L'ha fatto questa sera, con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al segretario del suo partito, Angelino Alfano. Lettera in cui afferma: "Torno a fare politica nelle istituzioni come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale, aspettando che la magistratura , con i suoi tempi che mi auguro siano più brevi possibile, smentisca definitivamente le illazioni gratuite di cui sono vittima". 

E aggiunge: "Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi giorni e che ha trovato l'acme allorquando sono stato nominato sottosegretario alle Infrastrutture, mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell'esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito. Non ritornerò sui motivi pretestuosi e strumentali organizzati ad arte per 'mascariare' in modo indegno la mia persona, nonostante fossi immune da qualsiasi addebito di natura giudiziaria. Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda l'ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell'attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa. Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera cattiveria. Un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che è incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo incarico. E' una riflessione amara, ma reale, di un segmento dell'Italia che preferisce vivere di slogan e di sentimenti truci, sfruttando la disperazione di tanta gente al solo scopo di uccidere la politica, le sue basi comuni, il diritto positivo". 

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di Antonio Rispoli
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