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"Allusioni mafiose intollerabili e moralmente infami"

Gianfranco Fini querela Vittorio Feltri


Gianfranco Fini querela Vittorio Feltri
15/09/2009, 10:09

Quando si crea un solco nel pantano delle relazioni tra politici, c'è un uomo, armato di paletta e secchiello, che con fare certosino e un po' isterico si affanna ad allargare più che può quel solco. Il tipo si inginocchia senza la preoccupazione di inzozzarsi e comincia a scavare fin quando non ottiene una fossa della giusta grandezza e si ritrova, prevedibilmente, coperto di  melma varia anche lui. E' così che ci immaginiamo Vittorio Feltri, oramai veterano delle guerre con palle di fango.
 Questa volta, il giornalista, tenta di punire un pesce molto grosso; reo di aver nuotato, ultimamente, in acque un po troppo "rosse". Volano i "stai attento" e i "meglio non svegliare il can che dorme" e si accostano poi all'intimidatorio e conclusivo "è meglio che torni nei ranghi". Ranghi, minacce, intimidazioni e potenziali polveroni scandalistici sono i metodi e i termini dall'odore fascista che tentano, in tutti i modi, di zittire un ex fascista qual è il presidente della Camera. Dopo gli applausi strappati alla festa del Pd, agli stati generali dell'Udc e le sue "deliranti" dichiarazioni sul voto agli immigrati, Gianfranco Fini cominciava a distaccarsi troppo dalla destra populista ed "emotiva" di stampo sudamericano proposta da buona parte del Pdl e dalla totalità della Lega Nord.
Così ecco il richiamo affiancato da una per niente nascosta minaccia. Ci sono infatti, a detta di Feltri, dei fascicoli d'inchiesta vecchi di qualche decennio e collegati ad alcuni "episodi a luci rosse" che avrebbero coinvolto qualche rappresentante del Pd, qualcuno dell'Udc e qualcun'altro di An. Festini molto simili a quelli realizzati a Palazzo Grazioli che potrebbero imbarazzare non poco il fino ad oggi immacolato Fini. Subito dopo l'editoriale di Feltri, l'atarassico ex leader di An pareva aver saggiamente deciso di incassare il colpo in silenzio; attendendo ulteriori sviluppi.
Arrivata però la dichiarazione del portavoce del Pdl Daniele Capezzone e riscontrato il parere di quest'ultimo perfettamente in linea con quello Feltriano, il Presidente della Camera ha fatto sapere, attraverso il suo avvocato Giulia Bongiorno, che querelerà il direttore de "Il Gironale" a causa di "una cosa intollerabile e moralmente infame: la minaccia mafiosa". La guerra nel Pdl è dunque ufficialmente aperta e, per ora, si combatte a suon di intimidazioni, minacce, editoriali e dichiarazioni.
Di sicuro ci saranno già numerosi "terzi" pronti a godere del litigio tra i due grandi della colazione e, altrettanto sicuramente, nel Popolo delle libertà si è creata quella situazione paradossale nella quale, stando con Fini si rischia di non stare con il Pdl e viceversa.

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di Germano Milite
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