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Incredibile tafferuglio alla conferenza stampa del premier

Giornalista osa fare una domanda a Berlusconi: cacciato via



Giornalista osa fare una domanda a Berlusconi: cacciato via
10/03/2010, 15:03

ROMA - Un giornalista oggi ha osato una cosa assolutamente proibita: fare una domanda al Presidente del Consiglio che non fosse concordata. Il risultato è stato un tafferuglio, perchè Berlusconi ha ordinato che l'importuno venisse cacciato via, cosa che è stata eseguita dal Ministro della DIfesa Ignazio La Russa.
Tutto è cominciato quando Rocco Carlomagno, un giornalista freelance, ha chiesto al Presidente del Consiglio in conferenza stampa se non ci fossero problemi per il decreto salvaliste, accompagnando la domanda da una serie di critiche. Ma Berlusconi non ha inteso rispondergli, ordinando al servizio di sicurezza di sbatterlo fuori; in questa operazione, ha partecipato anche il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha sollevato di peso il giornalista, spingendolo via. Nel frattempo ilpremier ricopriva il "colpevole di insulti: "villano", anche se lei si pettina tutta la mattina, basta che si guarda allo specchio e la giornata è rovinata" e cose di questo genere.
Due cose, da notare nella vicenda. La prima, si avvicina uno dei suoi assistenti e dice a Berlusconi, dopo che ha dato l'ordine di cacciare il malcapitato: "Non esageri, possono farle domande del genere perchè alcune di queste critiche sono state quelle mosse da Fini". A dimostrazione che è stato un comportamento decisamente inusuale.
La seconda il pessimo comportamento di uno dei giornalisti (purtroppo non si riconosce chi sia, dalla voce fuori microfono) che dice: "Ma lui non è un giornalista, è solo un pubblicista". Ora, d'accordo che per alcuni giornalisti professionisti, i pubblicisti non sono neanche colleghi; ma comunque il signor Carlomagno stava facendo esattamente quello che dovrebbe fare un giornalista: fare domande scomode ed insistere fino ad ottenere una risposta. Cosa che evidentemente chi ha rimbrottato Carlomagno non è abituato a fare, perchè troppo impegnato a baciare i piedi al potente di turno.

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di Antonio Rispoli
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