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Giorno del ricordo,la memoria delle foibe


Giorno del ricordo,la memoria delle foibe
10/02/2009, 14:02

Giorgio Napolitano ha celebrato il Giorno del Ricordo al Quirinale affermando che "la memoria che coltiviamo innanzitutto è quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra". Questo ci fa ricordare "le sofferenza inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra, ma non possiamo nemmeno dimenticare le sofferenze, fino a un'orribile morte, inflitte a italiani assolutamente immuni da ogni colpa".

"Non hanno alcuna ragion d'essere polemiche dall'esterno nei nostri confronti", ha detto Napolitano ricordando di essere il presidente della Repubblica italiana "risorta in quanto Stato alla vita democratica anche grazie al coraggio e al sacrificio dei civili e dei militari che si impegnarono nella Resistenza fino alla vittoria finale sul nazifascismo". "Con gli Stati di nuova democrazia e indipendenza sorti ai confini dell'Italia vogliamo vivere in pace e in collaborazione nella prospettiva della più larga unità europea".

Il Giorno del Ricordo, ha sottolineato, vuole esprimere "la vicinanza affettuosa e solidale" delle istituzioni a quanti "vissero personalmente o attraverso loro familiari le tragiche vicende della persecuzione, dell'orrore delle foibe, dell'esodo massiccio degli italiani dalle terre in cui erano profondamente radicati". Si tratta di "un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo tempo mancato e giustamente sollecitato che non ha nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo".

A questo punto il capo dello Stato ha dichiarato la consapevolezza delle responsabilità del fascismo e ha detto che "l'espressione più alta di questa nostra consapevolezza è segnata nell'articolo 11 della nostra Costituzione, là dov'é sancito il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli". In apertura del discorso Napolitano ha fatto un implicito riferimento alla morte di Eluana Englaro parlando di "dolore e turbamento nazionale" e ha invocato una riflessione comune su quanto è accaduto.

Napolitano si è dichiarato poi "lieto dei chiarimenti avuto il 31 gennaio scorso dal presidente sloveno" a proposito delle modalità in cui vengono ricordate le sofferenze dei profughi istriani, fiumani e dalmati. "Non possiamo non sentirci vicini - ha detto il presidente della Repubblica celebrando al Quirinale il Giorno del Ricordo - a quanti hanno sofferto comunque di uno sradicamento a cui è giusto che si ponga riparo attraverso un'obiettiva ricognizione storica e una valorizzazione di identità culturali, di lingua, di tradizioni che non possono essere cancellate. Nessuna identità può essere sacrificata o tenuta ai margini nell'Europa unita che vogliamo far crescere anche insieme alla slovenia e alla Croazia democratiche". Sui rapporti con la Slovenia, il capo dello Stato ha detto che "le nuove generazioni non possono lasciar pesare sull'amicizia tra i nostri paesi le colpe e le divisioni del passato. Spetta ad esse fare opera di verità e di giustizia nello spirito della pace e dell'integrazione europea, sempre rendendo omaggio alla memoria delle vittime e al dolore dei sopravvissuti con lo sguardo più che mai volto al futuro". 

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno al termine del consiglio straordinario degli esuli organizzato in Campidoglio  ha detto:"Il ministero della Pubblica Istruzione deve fare una verifica sui libri di storia per fare in modo che vengano adottati solo i testi che sono completi di tutti gli aspetti degli eventi drammatici del Novecento che comprendono anche la tragedia delle foibe". In più occasioni il primo cittadino capitolino aveva sottolineato il silenzio dei libri di testo su questa parte di storia italiana. "Noi - ha spiegato - possiamo continuare questo lavoro sulla memoria come comune facendo in modo che ci sia la diffusione di opuscoli e di materiale documentario in modo da integrare quello che oggi manca". "Prima di tutto - ha concluso - bisogna intervenire sui libri di storia perché quelli incompleti sono un'offesa agli esuli, alla memoria italiana e ai giovani che imparano da quei libri".

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di Redazione
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