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Nuovo attacco omofobo del sottosegretario alla famiglia

Giovanardi: "Con De Magistris, Napoli città di femmenielli"



Giovanardi: 'Con De Magistris, Napoli città di femmenielli'
21/05/2011, 15:05

ROMA - Tra la campagna "terroristica" (nel senso di "incutere terrore") che il Pdl sta portando avanti contro i candidati del centrosinistra, oggi si distingue il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia carlo Giovanardi. Che, intervistato da Klaus Davi per Klauscondicio, spara ad alzo zero contro Luigi De Magistris, candidato a sindaco a Napoli per il centrosinistra: "Non escludo affatto che nell'improbabilissima eventualità che diventasse sindaco, De Magistris favorirà femminielli, gay e trans riconosciuti attraverso registri che ne legittimino le unioni, e discriminerà sul piano dei servizi sociali le famiglie con figli. L'ex magistrato ha detto chiaramente che per lui non ci sono unioni di serie A e di serie B e che è favorevole ai matrimoni omosex, e che li metterebbe sullo stesso piano delle famiglie riconosciute dalla Costituzione".
Naturalmente ce n'è anche per Giuliano Pisapia, a Milano: "Pisapia vuole liberalizzare cannabis e marijuana, ma così finirebbe con l'aumentare il giro d'affari della criminalità organizzata. E' chiaro che se i giovani si avvicinano alla droga e cadono nei meccanismi di dipendenza, aumenta il numero delle persone che diventano vittime. Esattamente l' obiettivo della criminalità organizzata, far cadere i giovaninel tunnel della droga, perché si garantiscono clienti per i prossimi venti anni".
Poi attacca i gay, che secondo lui non hanno diritti: "Non temo la loro politica filo gay. Io non sono anti gay. Ma va evidenziato che con Pisapia e De Magistris, il riconoscimento delle unioni gay porterebbe a conseguenze discriminatorie per centinaia di migliaia di famiglie di Napoli e Milano. Con loro sindaci (Pisapia e De Magistris, ndr), le case e i servizi sociali dei comuni darebbero priorità a queste nuove forme di unioni e matrimoni gay, e non alle famiglie riconosciute dalla Carta. Per esempio cambierebbero i criteri nell'assegnazione delle case, e decine di migliaia di famiglie colpevoli di non essere gay finirebbero in fondo alle priorità degli amministratori".

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di Antonio Rispoli
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