Politica / Parlamento

Commenta Stampa

La parola alle Camere. Ma Di Pietro punta già al referendum

Giustizia, dal governo l’ok. L’Anm: “Contro di noi”

Berlusconi: “Non per me”, ma l'opposizione non ci sta

Giustizia, dal governo l’ok. L’Anm: “Contro di noi”
10/03/2011, 14:03

ROMA – Separazione delle carriere tra giudici e pm, un doppio Csm e limiti all’azione penale. Un lungo applauso ha accompagnato il varo del disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia da parte del Cdm, riunitosi in maniera straordinaria questa mattina. E il tutto con grande esultanza del presidente del Consiglio, che ammette: “È dal 1994 che volevo questa riforma. Dai tempi della nostra discesa in campo e finalmente oggi riusciamo a realizzare un punto fondamentale del nostro programma”. Entusiasmo motivato, quello del premier Berlusconi, dall’aver ottenuto con questa riforma l’ok su uno dei temi sui quali aveva più volte insistito: la responsabilità dei pm. E questo anche se, assicura il premier, ma risulta difficile credergli, la riforma appena varata non va ad intaccare i processi che pendono sul suo capo: “Non serve a me, ma ai cittadini”. La teoria di una riforma che mira all’interesse generale del Paese, però, non convince i più nell’opposizione, che invece vedono in essa “una riforma copri Ruby”. Proprio in materia di giustizia il governo di centrodestra ha tentato il tutto per tutto, annunciando l’arrivo di “una riforma epocale”. Il testo varato dal Cdm è esattamente quello proposto dallo stesso Guardasigilli e discusso ieri pomeriggio nel corso di un colloquio di quasi due ore al Quirinale con il capo dello Stato. In conferenza stampa poi lo stesso Berlusconi ha ribadito che “per la prima volta nella storia della nostra Repubblica” è stato presentato un testo di riforma “completo, organico, chiaro, convincente”. La palla ora passerà alle Camere. Trattandosi di una riforma costituzionale, ora dovrà essere approvata due volte da entrambi i rami del Parlamento: qualora avrà il consenso di due terzi dei parlamentari entrerà subito in vigore; in caso contrario, sarà sottoposta ad un referendum confermativo tra i cittadini. Ma all’ottimismo degli autori dello stesso testo (positivi i commenti arrivati dai ministri che l’hanno approvata e che parlano di “riforma attesa da anni e apprezzata dai cittadini”, “un’occasione anche per i garantisti di sinistra” e di “riforma seria, profonda, attenta ai pesi e contrappesi della democrazia”), si contrappongono le critiche dell’opposizione. È polemica, dunque, tra maggioranza di governo e minoranza, che parla di “bricolage domestico di leggi ad personam, che distolgono l’attenzione dai seri problemi del Paese”.

ANM: “LEGGE CONTRO I GIUDICI E I CITTADINI”
“Èuna riforma punitiva il cui disegno complessivo mina l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e altera sensibilmente il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato. È una riforma contro i giudici che riduce le garanzie per i cittadini”. È questo il contenuto di una nota dell’Anm, affidato al presidente Luca Palmara e il segretario generale Giuseppe Cascini. Evidente, e a chiare lettere, la disapprovazione dei magistrati, che vedono nella riforma solo ed esclusivamente un tentativo di punire il loro lavoro.

IDV: “IL REFERENDUM SPAZZERA’ VIA LA RIFORMA”
“Riforma antidemocratica”, al punto tale da “stravolgere lo stato di diritto”. Non usa mezzi termini il leader dell’Italia dei Valori, che sfida ora il governo ad andare fino in fondo. Per Antonio Di Pietro in Italia esiste una maggioranza di cittadini che vuole difendere la Costituzione e lo stato di diritto e lo farà “con il referendum”. Di Pietro sottolinea, in particolare, le due previsioni della riforma a suo giudizio più antidemocratiche: quella che affida al “Parlamento di decidere quali sono reati su cui i giudici devono procedere” e quella secondo la quale le “eventuali sanzioni nei confronti dei magistrati non le decideiIl Csm, ma un organo eletto dai parlamentari. Vale dire, cioè, che coloro che adesso sono sotto processo devono diventare i giudici dei loro giudici”. È convinto l’ex magistrato: quando sarà sottoposta a referendum, “la riforma sarà cancellata dai cittadini”.

PD: “VOGLIONO ALTERARE I RAPPORTI TRA POTERI”
“Ci confronteremo in Parlamento ma questa è una non riforma e non mi sembra che sia utile a far funzionare meglio la giustizia italiana. Mi pare che risenta molto di una visione ideologica figlia del pensiero berlusconiano, che cerca di alterare i rapporti tra i poteri dello Stato, con il tentativo di porre i pm sotto il controllo del governo”. Ha le idee chiare anche il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, per la quale ciò che il governo di centrodestra intende attuare con questa riforma è il concetto di una magistratura “che sia controllata dal potere esecutivo”. È un principio sbagliato, per il Pd, “che va contrastato in Parlamento e nel Paese”.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©