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La riforma investe il rapporto politica - giustizia

Giustizia, i probabili “paletti” del presidente Napolitano

“Occorrono interventi non disorganici né settoriali”

Giustizia, i probabili “paletti” del presidente Napolitano
19/02/2011, 11:02

ROMA - Al momento si conoscono i titoli delle riforme in materia di giustizia rimesse in campo dal Consiglio dei ministri: riforma del Csm, separazione delle carriere, intercettazioni, immunità parlamentare. Si tratta di temi alquanto controversi, che vanno a toccare il rapporto fra politica e giustizia. Al momento, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si tiene lontano dall’esprimere un qualsiasi parere in materia. Ma prima o poi dovrà dire la sua, perché la presentazione in Parlamento dei disegni di legge di iniziativa del governo dovrà essere autorizzata proprio dal presidente della Repubblica stesso. E sulle modalità attraverso le quali affrontare questi punti Napolitano ha di sicuro le idee chiare, non manifestate oggi, ma ieri, all’inizio del suo mandato. In materia penale occorrono, ha ripetuto recentemente, “interventi non disorganici né settoriali, ma di ampio respiro”, occorre rafforzare il ruolo di garante del giudice e “riqualificare la funzione del difensore, e bisogna discutere in modo aperto, anche serrato, ma senza sterili contrapposizioni e senza lasciarsi influenzare dalle contingenze”. Basta fare un salto alle dichiarazioni del passato del presidente della Repubblica, per capire come queste possano rappresentare dei ‘paletti’ di cui il governo dovrà tenere conto in questa riforma della giustizia:

Intercettazioni. Napolitano ha fissato alcuni punti di principio fin da quando il governo Berlusconi ha cominciato a discuterne, nel 2008. Il problema è reale e merita di essere affrontato, disse, auspicando larghe intese, che del resto si erano raggiunte nella precedente legislatura sul ddl Mastella. Furono scintille con Berlusconi quando voleva procedere per decreto. Poi arrivò il ddl Alfano e il Quirinale non nascose le sue riserve per il sovraccarico di limitazioni imposte non solo alla pubblicazione (che Napolitano entro certi limiti ritiene giustificate), ma all’uso delle intercettazioni da parte dei giudici come strumento di indagine, e per il sovrappiù di norme punitive per i giornali e limitative del diritto di cronaca. Dopo le correzioni apportate al Senato lo scorso giugno, il governo disse di aver reso la legge proprio come la voleva Napolitano. Non era vero. Da quel momento il Capo dello Stato non suggerì nessuna correzione. Aspetterò l’approvazione, disse, poi vedrò se posso firmarla. E la legge finì sul binario morto.

Riforma delle carriere. Napolitano ha indicato dei limiti insuperabili: le garanzie costituzionali di autonomia e indipendenza che devono essere mantenute per i magistrati e per il Csm, in quanto organo costituzionale e quindi di eccessiva importanza e autonomia.

Immunità parlamentare. Sulle ipotesi di ripristino dell’immunità parlamentare estesa, che era in sostanza uno scudo processuale per ogni parlamentare, Napolitano non si è ancora pronunciato. Ma dalle palesi riserve che manifestò rispetto al progetto di estendere ai ministri l’immunità prevista per le quattro più alte cariche dello Stato dal Lodo Alfano, si può immaginare che non ne sia un fautore.

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di Antonio Formisano
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