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Napolitano: "L'autonomia delle toghe è inderogabile"

Giustizia, il Colle apre le porte ai "timori" dell'Anm

I magistrati: "Rinfrancati dalle parole del presidente"

Giustizia, il Colle apre le porte ai 'timori' dell'Anm
05/04/2011, 14:04

ROMA - Prima di prendere decisioni su un possibile sciopero, l’Anm intende concludere il percorso istituzionale avviato questa mattina con il presidente della Repubblica. Oggi è toccato al Quirinale, domani, invece, l’Associazione nazionale magistrati incontrerà il presidente del Senato e poi quello della Camera: in questo giro di consultazioni, inoltre, non saranno esclusi i presidenti dei gruppi e delle commissioni parlamentari. La magistratura non intende “essere trascinata su un terreno di scontro”, assicura il presidente dell’Anm Luca Palmara, e proprio in virtù di ciò, prima di ricorrere allo sciopero, intende portare avanti un confronto con le principali cariche istituzionali, in modo da palesare quelle che sono le posizioni dell’Anm stessa e i dubbi sulla riforma costituzionale e le leggi ordinarie in discussione in Parlamento. Solo al termine di tale percorso istituzionale, i magistrati riuniranno il Comitato direttivo centrale per decidere sul da farsi.
Intanto questa mattina i magistrati hanno espresso la loro preoccupazione al Capo dello Stato: preoccupazione e perplessità per i contenuti della riforma costituzionale della giustizia messa a punto dal governo e anche per le ricadute che leggi di questo genere possono avere sul sistema giudiziario nel suo complesso. Nei mirino dei magistrati anche il continuo rinnovarsi di polemiche indiscriminate nei confronti della magistratura stessa. Nell’incontro al Colle, inoltre, il presidente Palmara ha sottolineato al Capo dello Stato che la battaglia delle toghe non rappresenta “una chiusura corporativa, ma una volontà di mantenere fermi dei principi”, che rappresentano dei capisaldi a garanzia dei cittadini. Il riferimento va all’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che il ddl di riforma costituzionale del governo Berlusconi intende alterare e limitare. Ciò di cui le toghe necessitano è una riforma che sia in grado di far funzionare meglio il sistema giudiziario italiano e non di una riforma che intende ostacolarne il lavoro, come invece rischia di fare il testo approvato dal Consiglio dei ministri. Un appello, quello dell’Anm, condiviso dal Quirinale che, in una nota ufficiale diffusa dopo l’incontro, ha sottolineato come da parte dei magistrati stessi siano state espresse preoccupazioni e perplessità sul testo del disegno di legge costituzionale in tema di riforma della giustizia approvato l’11 marzo 2011 dal Consiglio dei ministri, peraltro non ancora trasmesso al Capo dello Stato per la presentazione alle Camere. Parole rasserenanti quelle del presidente della Repubblica, che ha voluto assicurare come “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura costituiscano principi inderogabili in rapporto a quella divisione tra i poteri, che è parte essenziale dello Stato di diritto”.

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di Antonio Formisano
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