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Inamovibile Idv. Poco chiara la posizione del Pd

Giustizia, il premier mira al confronto. Ma è dura

Intanto Casini potrebbe aprire, ma con “diffidenza”

Giustizia, il premier mira al confronto. Ma è dura
12/03/2011, 09:03

ROMA – La riforma della giustizia continua a dominare la scena politica italiana. Tra polemiche e accesi dibattiti il premier apre alle opposizioni: ma sa bene che l’invito al dialogo difficilmente sarà ben accolto. Proprio sulla possibilità di un confronto qualcosa sembra essersi mosso. E questo nel bene o nel male per il presidente del Consiglio. Si può partire dal Terzo Polo, con Casini, Fini e Rutelli che sembrano non aver assecondato l’intento del premier che voleva i tre uomini divisi: i tre soci, infatti, per adesso, salvo colpi di scena dell’ultimo minuto, sembrano procedere come unica entità. Ben conosciuto anche il comportamento dell’Italia dei Valori: inamovibile Antonio Di Pietro che bolla come “criminogena” la riforma. È nel Pd, invece, che la situazione sembra essere poco chiara e decifrabile. Pierluigi Bersani si dice poco propenso al dialogo, ma altri autorevoli esponenti (su tutti Anna Finocchiaro) lasciano uno spiraglio a cui il Pdl si aggrappa immediatamente. Intanto, che Berlusconi però non creda fino in fondo alla possibilità di scrivere le nuove regole con l’opposizione lo dice chiaramente il ministro della Giustizia: “Il nostro obiettivo è quello di far coincidere il referendum con le prossime politiche”, confida Alfano. Parole che sembrano indicare due cose: primo, che il Cavaliere, nonostante le aperture della Cei sulla possibilità di modifiche alla carta costituzionale, non crede che la riforma abbia qualche chance di ottenere i voti di 2/3 del Parlamento; secondo, che il premier sembra intenzionato a trasformare la prossima campagna elettorale in un maxi-referendum pro o contro se stesso, nella speranza di trascinare gli elettori all’approvazione della riforma. Ma sul fronte delle opposizione continua a prevalere la cautela. L’asse fra Udc, Fli e Api non solo tiene, ma si consolida: “Fli ha il dovere di dialogare”,assicura Italo Bocchino, ma visto che l’interlocutore è Berlusconi i margini sono “assai stretti”. Identica la posizione di Pier Ferdinando Casini: “Staremo al tavolo, ma - mette le mani avanti il leader centrista - con una giusta dose di diffidenza”. Stessa identità di vedute che, paradossalmente, non si registra nel Pd con il risultato che con il passare delle ore la posizione del partito sembra ammorbidirsi. La più disposta al dialogo sembra essere Anna Finocchiaro che assicura: “Il Pd non si sottrarrà al confronto”, mentre la dalemiana Franca Chiaromonte arriva a chiedere che il partito “raccolga la sfida” del Cavaliere.

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di Antonio Formisano
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