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L’intervista a Luigi Zanda, vicepresidente Pd al Senato

Giustizia: “La riforma? Azione politica punitiva”

Sulla Libia l’Italia abbia un ruolo politico chiaro

Giustizia: “La riforma? Azione politica punitiva”
11/03/2011, 13:03

ROMA - La riforma della giustizia, si sa, al Partito Democratico non piace. Ma il punto non è solo questo. “L’urgenza degli italiani non è la riforma costituzionale, ma il servizio giustizia che, nel suo complesso, non funziona e che bisogna far funzionare”. Ne è più che convinto il Pd nell’attaccare la riforma varata ieri dal governo. Come è più che convinto il senatore Luigi Zanda, vicepresidente del Pd al Senato, nel vedere dietro la riforma “un’azione politica punitiva” nei confronti dei magistrati. Riportiamo di seguito il parere raccolto in un’intervista al vicepresidente al Senato Luigi Zanda, a cui abbiamo chiesto un commento su un altro tema caldo della politica: la crisi libica e il ruolo giocato dall’Italia.

Il governo vara la riforma della giustizia: separazione delle carriere tra giudici e pm, un doppio Csm e limiti all’azione penale. È una riforma che realmente tende a sanare i malfunzionamenti della giustizia italiana, così come assicurano, o nasconde un secondo fine?
Va detto innanzitutto che questa riforma molto probabilmente non vedrà mai la luce e si trasformerà solo e sostanzialmente in un manifesto politico. La sua attuazione richiede tempi molto lunghi: sono necessarie due letture in Parlamento e molto probabilmente dopo ci sarà il referendum. Se Silvio Berlusconi avesse voluto realmente realizzare questa riforma, a sua detta epocale, avrebbe dovuto proporla all’inizio della Legislatura. Assodato questo, va anche detto che non si tratta di riforma della giustizia, così come intendono farla passare: è un’iniziativa politica punitiva nei confronti dei magistrati e del loro lavoro. Berlusconi, in varie circostanze, aveva già definito i magistrati come “il cancro della democrazia” e oggi altro non fa che ribadire il suo pensiero, trattando i magistrati non come uomini dello Stato, ma come nemici.

“Un’azione politica punitiva contro i magistrati”. Anche l’Anm non ci sta a una legge punitiva contro di loro e i magistrati prendono in considerazione l’idea dello sciopero, anche a oltranza. Come si potrebbe dargli torto…
Io ho sentito e soprattutto apprezzato il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cascini, affermare molto chiaramente che i magistrati dubitano che questa riforma alla fine verrà approvata e che quindi collaboreranno affinchè venga profondamente modificata. Il segretario ha utilizzato una espressione ben precisa e da condividere nel dire che i magistrati stessi “spiegheranno bene le loro ragioni” per le quali questa normativa di sicuro non fa bene alla macchina della giustizia italiana, ma la contrario la danneggia. Dopodichè è chiaro che se la maggioranza di centrodestra dovesse approvarla, o comunque avvicinarsi molto all’approvazione di norme di questo genere, chiunque ne abbia interesse dovrà occuparsene e anche protestare con gli strumenti che la Costituzione consente.

Venendo a un altro tema caldo della politica c’è la crisi libica. La Francia è favorevole ai cosiddetti “bombardamenti mirati”; dal canto suo l’Italia ne prende le distanze e aspetta di vedere le posizioni di tutti gli altri Paesi Ue. Pensa sia giusto il comportamento della Francia? E come pensa che l’Italia possa portare un suo apporto?
Noi dobbiamo cercare sulla Libia una grossa condivisione dei Paesi di cui siamo alleati e delle struture comuni europee ed internazionali di cui facciamo parte. È molto importante l’atteggiamento politico con il quale noi ci presentiamo. L’atteggiamento politico non può che essere quello di un aiuto, un aiuto concreto, immediato, rapido. Un aiuto vero, insomma, al popolo libico che si è ribellato al regime di Gheddafi. Proprio sulla tempestività, le modalità e sulla chiarezza del ruolo politico del governo italiano ci sarebbe molto da ridire. Per quanto riguarda la soluzione a cui si è detta favorevole la Francia, quella dei “bombardamenti mirati”, io credo che le soluzioni anche buone diventino sbagliate nel momento in cui non vengono prese collettivamente dalla comunità internazionale.

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di Antonio Formisano
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