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Giustizia: la riforma epocale delle leggi ad personam


Giustizia: la riforma epocale delle leggi ad personam
23/03/2011, 18:03

Un atteggiamento che potrebbe sembrare contraddittorio, quello della maggioranza. Da una parte il governo promette la riforma epocale della giustizia e squaderna una legge costituzionale e ben 10 leggi ordinarie a corredo; con tanto di presentazione sfarzosa, e giorni di discussione.
Poi però le prime mosse vanno nel senso opposto. Viene prima approvata dalla Commissione Giustizia della Camera una legge che permetterebbe, se approvata, alla persona accusata di appropriazione indebita, di cancellare il reato restituendo la somma. E, guarda caso, nel processo Mediatrade c'è anche l'accusa di appropriazione indebita.
Poi nei giorni scorsi la maggioranza ha dato una accelerazione alla discussione in Commissione Giustizia della Camera alla legge sul processo breve. All'interno di questa legge, è stata tolta la norma transitoria che avrebbe applicato le nuove norme anche ai processi in corso, ma ne è stata inserita un'altra ad personam: chi è incensurato e ha più di 65 anni (cioè la situazione di Berlusconi, ma anche quella di Dell'Utri) può godere di una prescrizione ridotta. Non più un tempo equivalente alla pena massima più un quarto, ma la pena massima più un sesto. Per Berlusconi significherebbe ridurre i tempi di prescrizione di 7 mesi, sia per il processo Mills, che andrebbe in prescrizione a giugno; sia per il processo Mediaset che andrebbe in prescrizione all'inizio del 2012; sia per quello Mediatrade, che andrebbe in prescrizione l'anno dopo. E questo non vuol dire che il processo breve non possa essere applicato ai processi in corso. Infatti, nella giurisprudenza esiste un principio, che viene chiamato con un termine latino "favor rei", per cui se per un imputato possono essere adottate due diverse leggi, in mancanza di indicazioni precise di legge, gli si applica quella più favorevole. Quindi in questo caso, se un imputato ha un vantaggio dal richiedere l'applicazione del "processo breve", perchè non chiederlo? Magari la cosa dovrà essere portata in Cassazione, ma l'esito è incerto.
La terza norma ad personam portata avanti in questi giorni è il conflitto di attribuzione che la maggioranza sta portando avanti alla Camera. Che cos'è il conflitto di attribuzione? In sostanza, in questo caso la Camera ritiene che la magistratura stia processando il premier, avendo abusato del proprio ruolo e sottraendo potere alla Camera stessa. Trattandosi di due organi - la Camera e la magistratura - la cui esistenza è stabilita dalla Costituzione, a decidere sarà la Corte Costituzionale. In questo caso, il contendere sta nel fatto che Berlusconi è imputato del reato di concussione per aver telefonato alla Questura, lo scorso 24 maggio, per far rilasciare Karima el Marough - alias Ruby Rubacuori - che era stata arrestata (almeno questa è la ricostruzione della Procura di Milano). Per questo la competenza è del Tribunale di Milano. Invece la Camera dei Deputati ha votato un documento nel quale si stabilisce che la competenza per il Tribunale dei Ministri, perchè il Presidente del Consiglio avrebbe agito nella convinzione che Ruby non fosse la prostituta che è, ma la nipote dell'ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. E quindi, la maggioranza ha sollevato questo conflitto di attribuzione per far decidere alla Consulta chi abbia ragione. La motivazione di questa scelta è semplice: se la competenza è del Tribunale dei Ministri, per il processo c'è bisogno dell'autorizzazione a procedere concessa dalla Camera di appartenenza. Quindi con questo filtro, anche questo processo di Berlusconi verrebbe definitivamente bloccato.
Come si vede, la cosiddetta riforma epocale della giustizia in fin dei conti non è altro che un insieme di piccole norme che salvano Berlusconi dai suoi processi.

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di Antonio Rispoli
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