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Gli anziani, la politica e le Case di Riposo


Gli anziani, la politica e le Case di Riposo
24/03/2010, 14:03


ROMA - Mentre ogni giorno si disputa, si fanno congetture, si “viaggia” nell’indeciso e si ricerca avidamente il “potere”, i variegati problemi sociali tanto decantati, gravi ed ugualmente urgenti languono nel nulla da parte della politica. Lo Stato Sociale, quello che “deve” essere presente innanzi alle necessità della gente, è assente! Manca l’impegno ed è carente un’impostazione programmata dalle Istituzioni, di tutte, mentre dalla collettività sale forte, diffusa e decisa la domanda di solidarietà e di giustizia sociale per tutti. Ancora una volta prendiamo a mo’ di esempio le Case di Riposo lasciate alla speculazione privata. Quale programmazione è stata adottata, quanti bilanci pubblici stanziano risorse finanziarie per realizzare Case di Riposo ove possono trovare un sereno e sicuro asilo persone anziane che consumano giornalmente i tempi della loro vita e della loro disperazione nella perfetta solitudine, quasi una “strisciante eutanasia”? Quella solitudine si tramuta in una sintomatologia emotiva che conduce o può condurre alla depressione : primo disordine funzionale della persona. Nella meditazione sulla vita Giovanni Paolo II° con la XI° Enciclica “Evangelium vitae” esorta la comunità in difesa della vita “dal concepimento al declino”, richiamo che sempre perviene dalla Sede Apostolica. La comunità nazionale, al di là di ogni schematismo o credo politico, deve farsi carico della difesa della vita umana e della dignità di ogni cittadino, affinché il fenomeno dell’emarginazione degli anziani, dei disabili, dei malati terminali, non deve avvenire, né essere una situazione da “usare” in maniera “sui generis”. Basta consultare determinate “pagine” alla voce “case di riposo” si riscontra un proliferare eccessivo di questo “commercio” ( alla faccia dello Stato Sociale), dove si evidenzia una mirabilia di “cose“ altamente qualificate, di assistenza d’ogni genere, di confort d’elité…!!!! ma con spese da capogiro! Secondo la n/s Costituzione, ( portata sempre ad esempio di bene collettivo!), la solidarietà pubblica e lo Stato Sociale non devono essere mai assenti. Ma non è così! E’ vero che l’ampiezza e la complessità degli interventi da realizzare richiedono un impegno da parte delle Istituzioni sia sul piano dell’impostazione programmatica che su quello del reperimento delle risorse finanziarie che costano enormi sacrifici al contribuente italiano, ma tuttavia é utile ricordare che questa n/s società è un coperchio strapieno di buchi, che copre molto poco le realtà e le necessità umane. Quante spese inutili assistiamo!!!
Si !, ogni tanto viene annunciato un “taglio” agli appannaggi delle “forze politiche ed istituzionali”.
Non nutriamo alcun dubbio ! I dubbi ci vengono nel momento della esecutorietà di tali “tagli” !
Quanti sopportano o sopporterebbero con angelica serenità queste decurtazioni, ad esempio quale sarebbe il comportamento dei rappresentanti del popolo, dei manager pubblici, dei partiti e movimenti politici che, pur sempre uniti, “attingono” legalmente dai bilanci dello Stato e si inebriano di tanta “manna” ! Non basta denunciare truffe, sperperi, corruzioni, concussioni od ogni sorta di reati penali, è necessario che il “cambiamento” sia frutto di una riflessione collettiva e non sotto la non impossibile ondata di giustificata protesta popolare.( quella vera!)
Parafrasando la famosa frase di Pilato rivolta a Gesù “quid est veritas? , coloro che “denunciano” se non sanno dare una concreta risposta, non vogliano ripetere il comportamento del Proconsole romano che trascurò di attendere le parole che sono state sulle divine labbra di Gesù che rispose “est vir qui adest”!
Si è l’uomo che sta innanzi con tutti i suoi problemi basati, soprattutto, sulla giustizia sociale.
Quei “cattolici”, poi, impegnati in politica, smarriti, indecisi, dimentichi che il primo principio della Dottrina Sociale della Chiesa è la dignità della persona umana, che non hanno più un punto di riferimento a cui “aggrapparsi”, molto “tiepidini” in fatto di concreta solidarietà, devono “infondere” ai diritti anche i doveri, alla ingiustizia la giustizia, alle “storture” la verità .Queste terminologie ( troppo inutilmente usate!) se non riconducono all’uomo, sono prive di senso se non valorizzano la dignità umana. Questi “cattolici” devono “scegliere” la via migliore nella coerenza, soprattutto, nel sostenere la solidarietà che non è né deve essere quella della superficialità esteriore e delle parole vane ( troppo spesso”usate” in difesa della famiglia!), ma d’impegno e di traino per rimodellare la società secondo valori etici e principi civili ( per non dire cattolici).
E’ tempo di ricercare, di interpretare, di valutare la gente semplice e solidale che vuole essere presente in una convivenza e connivenza civile più aderente alle necessità reali, uscendo dal campo sterile delle parole per entrare in quello fecondo delle realtà e della concretezza . Prevedere significa amministrare. Non lo si dimentichi!
Nell’opinione pubblica è evidente che prevale la protesta, ma non è morta la speranza di rigenerazione perché si sono accavallati problemi tanti ed urgenti, come le Case di Riposo.
Bisogna dare una priorità alle “cose” e rendere giustizia!

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di Franco Previte
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