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GOVERNO BERLUSCONI, ARRIVA LA "SALVA-MANAGER"


GOVERNO BERLUSCONI, ARRIVA LA 'SALVA-MANAGER'
09/10/2008, 10:10

Il Governo Berlusconi è in procinto di salvare una triade d'oro con il marchio doc delle leggi ad personam. Stavolta si tratta di Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, coinvolto nei crac Parmalat e Cirio. Ed insieme a Geronzi se la cavano anche Tanzi e Cragnotti. E non solo. Strada in discesa anche per i manager "minori" di Postalmarket, Giacomelli ed Eldo. Il tutto grazie al decreto salva Alitalia del 28 agosto, fatto apposta per evitarne il fallimento. Dall'opposizione non se ne accorge nessuno, ma i magistrati denunciano che si tratta di una "bomba atomica", destinata a far saltare non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma anche i futuri.
Nella fattispecie, l'articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942, dice che la cattiva gestione aziendale, per essere perseguita penalmente, deve essere imputabile ad un'azienda già fallita. Qualora invece l'azienda fosse guidata da un commissario, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Morale della favola: se fino ad oggi lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare così come è uscita dal Senato, i cattivi manager verranno salati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.
 Autorevoli i nomi che hanno firmato il decreto, pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo alla Camera senza che l'opposizione batta un colpo: Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Gli emendamenti sono opera di Cicolani e Paravia, entrambi Pdl.
Ma ad accorgersi dell'ennesmo tranello del Governo Berlusconi è Milena Gabanelli che, indagando per Report sulla vicenda Alitalia, scopre le ambiguità, confermate da insigni avvocati e magistrati.
Leggiamolo questo 7bis in tema di applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare: " Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".  Una scrittura contorta per esprimere un concetto molto chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis dovesse passare, l'azione penale resterà sospesa fino ad un futuro e del tutto incerto fallimento definitivo. Commentano le toghe: "una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica".

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di Serena Grassia
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