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Governo Berlusconi vs. libertà


Governo Berlusconi vs. libertà
13/06/2010, 09:06

In questi ultimi giorni ci sono stati tre episodi che la dicono lunga su come il governo intende il rapporto con i cittadini attraverso la stampa. Il primo è avvenuto giovedì: incontro tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Primo Ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero. Finisce l'incontro e i due vanno a parlare con i giornalisti. Ma non ci sono solo i soliti giornalisti italiani, servili ed ossequiosi (altrimenti non sono ammessi a queste conferenze stampa con il premier), ma anche quelli spagnoli, molto meno asserviti. Così Berlusconi e Zapatero fanno ciascuno la propria dichiarazione di apertura, poi il premier italiano saluta tutti e se ne va, lasciando il povero Zapatero con una faccia assolutamente stupita.
Il secondo episodio venerdì, quando Berlusconi, uscendo da Palazzo Chigi, dopo essere salito in macchina dice ai giornalisti che non parlerà più con loro se non attraverso le note e le conferenze stampa (a cui non sono ammesse domande, per la tradizione inaugurata da questo premier). Cioè lui comunica e i giornalisti devono solo riportare il suo Sacro Verbo alla plebe che attende.
Il terzo episodio sempre venerdì: Gianni Letta e Guido Bertolaso vanno a visitare i lavori di ricostruzione della basilica di Collemaggio - l'unica ricostruzione per cui il governo abbia erogato soldi, perchè per le case ancora non è stato erogato neanche un centesimo - danneggiata dal terremoto del 6 aprile 2009. Poi, per evitare la contestazione che li aspetta fuori, da parte degli aquilani infuriati, i due politici escono attraverso la Porta Santa, quella porta che - caso quasi unico - viene aperta una volta l'anno, durante il rito della Perdonanza, una tradizione inaugurata dal Papa Celestino V (ricordate Dante Alighieri? "Colui che fece il gran rifiuto"). Quasi una blasfemia, mentre fuori la Polizia,
come vedete dal filmato, usa la solita violenza a cui ci ha tristemente abituato - sempre maggiore ogni giorno che passa - per impedire alla gente di esercitare il proprio diritto costituzionale a protestare. Naturalmente inutile dire che quasi nessun giornale e nessun TG ha raccontato cosa è accaduto.
Cosa hanno in comune questi tre episodi (insieme a decine di altri che non metto solo per brevità)? Il fatto che in tutti e tre i rappresentanti del governo dimostrano di non accettare un rapporto biunivoco con i cittadini. Cioè non un rapporto fatto di dare ed avere, ma un rapporto fatto solo di dare: Berlusconi parla, i cittadini si abbeverano al Sacro Verbo. Le contestazioni? Non esistono. E in questa visione, il ruolo dei giornalisti è quello di cassa di risonanza delle dichiarazioni del governo. Non informare, ma solo riferire le parole dei governanti - ed ovviamente senza esprimere pareri o critiche, nè riportare anche i pareri dei cittadini contrari - affinchè i cittadini possano saperlo. Anzi, magari senza neanche i giornalisti, visto che Berlusconi moltiplica i suoi interventi su Facebook ed Internet, con la pubblicazione delle registrazioni dei suoi discorsi. Un sistema che però non serve a nulla. Infatti la bellezza di Internet - almeno per chi lo usa con coscienza - è che si usa anche per replicare. Di recente se ne è accorto anche il TG1. Negli ultimi giorni c'è stato un restyling del telegiornale: nuova sigla in TV, nuovo sito, editoriale del direttore Augusto Minzolini per descriverlo. Peccato che si sia dimenticato di aggiungere la chiusura della pagina Facebook del TG1. Che negli ultimi mesi era diventata la barzelletta del social network. Contava decine di migliaia o anche centinaia di migliaia di fan, ma quasi tutti stavano lì per criticare la gestione di Minzolini, il servilismo dei giornalisti della Rai o - negli ultimi giorni - per applaudire il comportamento di Maria Luisa Busi.
Questa è la libertà; ma è anche quel diritto che il governo e la maggioranza non intendono riconoscerci.

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di Antonio Rispoli
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