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Drammatico consiglio dei ministri

Governo in bilico, il Colle blocca il Dl

Tremonti contro Berlusconi

Governo in bilico, il Colle blocca il Dl
02/11/2011, 23:11

ROMA - Nuova giornata di caos nella maggioranza. Stavolta non a causa dei mercati che anzi risalgono dopo il tracollo di ieri, quanto piuttosto sul fronte politico. Il Quirinale stoppa il varo di un decreto con parte delle misure contenute nella lettera inviata da Roma a Bruxelles, lasciando a Silvio Berlusconi la sola arma del maxi-emendamento al ddl stabilità per dimostrare ai grandi del G20 che l'Italia sta già rispettando gli impegni assunti a Bruxelles. I dubbi del presidente della Repubblica non riguarderebbero lo strumento del decreto in sè ma, piuttosto, la sua efficacia e la sua capacità di favorire la costruzione di una maggiore condivisione sulle misure da varare. Concetti che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ha spiegato in apertura del Cdm facendo appello al senso di responsabilità di tutti quei ministri che avrebbero voluto il via libera ad un decreto, a cominciare dal leghista Roberto Calderoli che ha parlato di braghe calate da parte del governo. Una rabbia che diversi esponenti del Pdl, e anche il premier Silvio Berlusconi, si racconta, avrebbero indirizzato verso Giulio Tremonti (sul quale sarebbe caduto il gelo durante il Consiglio dei ministri, si racconta) favorevole al maxiemendamento e concorde con Napolitano, sulla inefficacia del dl. Una vittoria, dunque, anche del ministro del Tesoro, da sempre favorevole al maxiemendamento e contrario ad un provvedimento che si sarebbe potuto trasformare in legge omnibus. Una vittoria che si sarebbe concretizzata, malignano nel partito del premier, proprio dopo il colloquio di oltre un'ora, con il Capo dello Stato, al Quirinale, questa sera. Un incontro che si incornicia nel quadro delle consultazioni a tutto campo avviate dal Colle nel corso delle quali le opposizioni hanno confermano la loro disponibilità ad un governo di transizione purchè Silvio Berlusconi lasci. Domani toccherà a Pdl e Lega salire al Colle. Intanto, nel centrodestra continuano le fibrillazioni: dopo le ultime defezioni, rispunta la lettera dei frondisti in cerca di parlamentari che la firmino. Tanto che Angelino Alfano parla apertamente di «congiura» per strappare onorevoli pidiellini e arrivare ad un governo di transizione. Persino un fedelissimo Maurizio Paniz, nonostante una successiva precisazione, ventila l'ipotesi di un passo indietro del premier. Ma Berlusconi non ci pensa neanche. Anzi, sfida apertamente gli scontenti a buttarlo giù. E il Pdl si adegua: «Al Colle diremo che non ci sono alternative a questo governo», detta la linea il segretario Alfano. Il dialogo in Parlamento, quindi, appare sempre più in salita. Nonostante il tentativo di Napolitano di far convergere almeno su alcuni punti maggioranza e opposizione. E proprio a questo scopo, in sostanza, il Colle blocca l'ipotesi decreto del governo che avrebbe impedito qualsiasi confronto. Eppure, almeno nel Pdl, l'altolà del Qurinale viene visto con qualche sospetto. Anche perchè, è la tesi di qualche berlusconiano, l'idea di un provvedimento d'urgenza era circolata nei giorni scorsi e il Quirinale non aveva detto nulla. Stessi sospetti, ma uniti a grandi malumori, i fedelissimi del Cavaliere e tanti ministri li riservano per Giulio Tremonti. Già ieri, del resto, il Professore si era detto contrario al decreto, sostenendo che la 'budget law' ha una riconoscibilità e una credibilità maggiore all'estero. In realtà, malignano nel Pdl, la ragione è che il titolare del Tesoro «voleva evitare che la stesura del provvedimento fosse fatta da altri ministri». E c'è persino chi, sempre nel Pdl, sostiene che sia stato proprio Tremonti, salito al Colle nel pomeriggio, a insinuare i dubbi in Napolitano. Veleni che confermano un clima difficilissimo all'interno del governo, dove anche la Lega non rassicura certo il Cavaliere. Umberto Bossi conferma il veto su qualsiasi riforma delle pensioni e sull'ipotesi di un passo indietro del premier si limita a dire «tanto non lo fa». È in questa situazione interna difficilissima che Berlusconi arriverà a Cannes. Volerà con Tremonti, nel tentativo di mostrare unità; ma è evidente che i due faranno buon viso a cattivo gioco. In molti si aspettano uno show-down fra i due, magari con quel rimpasto suggerito da qualche dirigente pidiellino.

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di Valerio Esca
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