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Intanto Bossi e Berlusconi vogliono tornare alle urne

Governo, Maroni: "Decisive le prossime 3 settimane"


Governo, Maroni: 'Decisive le prossime 3 settimane'
04/10/2010, 10:10

ROMA - Nonostante il voto di fiducia ai punti programmatici, le acque nell’Esecutivo restano ancora agitate: “Si vedrà nelle prossime tre settimane se il governo terrà”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni non nasconde il rischio di una nuova lacerazione intestina al centrodestra, e a Mattino Cinque, al telefono con Maurizio Belpietro, ha spiegato i motivi per i quali le prossime settimane saranno determinanti. “Ci sono una serie di scadenze importanti in cui si potrà verificare la tenuta della maggioranza. Il rinnovo per esempio di tutte le presidenze delle commissioni parlamentari. Questa mattina qualche mio collega di governo ha detto che sono anche troppe tre settimane ma io sono uno molto generoso ma credo sia interesse di tutti, soprattutto dei cittadini, capire se c’è un governo che può governare oppure se è meglio ritornare a dare loro la parola per vedere da chi è meglio che siano governati. Questa è la democrazia rappresentativa”. Spaccature insanabili, dunque? “C’è ancora molta confusione – risponde Maroni a Belpietro – Una trappola può essere interpretata come tale da chi la subisce mentre da chi la fa come un tentativo di correggere. Molto concretamente vorrei capire se le proposte che il governo deve fare, sono condivise da chi ha votato la fiducia su questi punti. Una verifica della coerenza della fiducia al governo Berlusconi ma da fare subito, non fra 6 o 7 mesi” insiste Maroni. Il giorno della fiducia, domanda ancora Belpietro, disse che si sarebbe votato a marzo, ne è ancora convinto?  “Parlando con Nichi Vendola di elezioni amministrative abbiamo fatto delle ipotesi su date possibili. Se non ci sarà conferma sulla tenuta della maggioranza io sono convinto che tocca andare al voto subito. Per le elezioni politiche non c’è un termine se non lo scioglimento delle Camere che può avvenire in qualsiasi momento dell’anno. Ho detto marzo perché si è già votato a marzo in passato e quindi è una data plausibile”. Maroni inoltre ritiene “strampalata” l’ipotesi avanzata da Bocchino di dar vita ad un governo tecnico: “Primo perché mi viene da sorridere a vedere insieme Bocchino, Di Pietro, Casini, Bersani e tutti i noti all’opposizione. Secondo perché per fare la legge elettorale non serve un nuovo governo perché la fa il Parlamento”. Ma il punto è che, a giudizio di Maroni, si tratta di un'ipotesi non realistica: “Non credo che ci sia quindi sono minacce che sono armi spuntate”.
IL RETROSCENA - L'accelerazione alle votazioni in realtà l’avrebbero decisa Bossi e Berlusconi. Il leader del Carroccio ne ha discusso con il premier dopo la fiducia in Senato: “Non possiamo stare al gioco dei finiani”, ha insistito Bossi. Ed anche il Cavaliere ormai ha preso atto che la situazione è troppo deteriorata. "Ma devono mandarci al voto i finiani - dice Berlusconi ai suoi fedelissimi - non possiamo caricarcene noi la responsabilità". Con Fini e Futuro e libertà la rottura è dunque insanabile. Berlusconi oltretutto è convinto che il presidente della Camera si muova d'intesa con i magistrati, sincronizzando le sue mosse su quelle dei pm. Per quello ieri a Milano ha parlato di "forze nella magistratura che hanno fatto patti con chi sta in politica garantendo loro protezione". Il riferimento a Fini è chiaro. "Noi - attacca Osvaldo Napoli - abbiamo la certezza che il presidente della Camera lavori per il re di Prussia. E ieri, legittimando il ribaltone, Fini ha dato un'accelerazione verso le urne".
Intanto alle sette di questa sera Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta, salirà nuovamente al Quirinale. Stavolta porterà con sé il nuovo ministro dello Sviluppo, dopo cinque mesi di interim seguiti alle dimissioni di Claudio Scajola. Il prescelto è Paolo Romani, attuale viceministro con la delega alle Comunicazioni. Se le cose andranno come prevede Maroni, sarà stato destinato a rimanere un ministro "autunnale".

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di Davide Gambardella
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