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Governo tecnico e governo eletto


Governo tecnico e governo eletto
18/11/2011, 18:11

In questi giorni, in cui si sta discutendo dei primi passi del governo Monti, c'è una frase che ritorna spesso, nella bocca dei politici: il governo Monti, essendo un governo tecnico, è un segno di democrazia sospesa in Italia. Questo perchè, dicono, non è un governo eletto dai cittadini, ma calato dall'alto, dal Presidente della Repubblica.
Ma si tratta di una interpretazione molto lontana dalla Costituzione. Infatti, c'è un errore di base, a cui nessuno fa caso. La nostra non è una democrazia, ma una democrazia rappresentativa. E si tratta di due cose diverse.
La democrazia di fatto non esiste più da quando gli antichi romani conquistarono le Polis greche, perchè è chiaro che la democrazia ci può essere solo in piccole comunità. Quindi è stato escogitato questo sistema: non si vota per decidere, ma si vota per eleggere chi poi deciderà. Appunto un rappresentante degli elettori.
Partendo da questa differenza tra democrazia e democrazia rappresentativa, ne consegue la nostra Costituzione. Che dice chiaramente, al secondo comma dell'articolo 92: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri". Come si vede, non c'è nessuna qualificazione di quali caratteristiche debba avere il Presidente del Consiglio dei Ministri. In teoria il Presidente della Repubblica potrebbe affacciarsi dal portone del Quirinale, chiamare il primo che passa e chiedergli di fare il Presidente del Consiglio. Se non lo si fa, è perchè ben difficilmente la persona così trovata potrà avere una maggioranza parlamentare
Quindi non c'è alcuna democrazia sospesa. La democrazia rappresentativa è in vigore pienamente, dato che essa si riferisce ai parlamentari eletti. ANche il concetto di "governo di ribaltone", spesso usato, è una cavolata. Anche qui la Costituzione è chiara, all'articolo 67: "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato". Quindi il singolo parlamentare può votare anche per un Presidente del Consiglio che non è del proprio schieramento.
Immagino l'obiezione: "Ma nella legge elettorale si indica il nome del Presidente del Consiglio". Vero. E allora? Non esiste legge che possa influenzare la Costituzione, figuriamoci una semplice indicazione. Giusto per capire come funzionano le cose, basta ricordare il comportamento del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Che nel 1992 si rifiutò di nominare Bettino Craxi Presidente del Consiglio, anche se veniva indicato dai membri dell'allora "pentapartito" (alla fine venne scelto Giuliano Amato); e nel 1994 rifiutò di nominare Cesare Previti Ministro della Giustizia. Certo, allora c'era la legge elettorale proporzionale pura, ma non cambia nulla. In questo caso ci sono principi costituzionali, che Scalfaro rispettava ma che i suoi successori hanno abbandonato, preferendo profili molto bassi, praticamente sottoterra.
Quindi il governo "tecnico" è perfettamente legittimo. Anche quando ha dei Ministri ed eventualmente dei sottosegretari che non sono presi dal Parlamento, un governo è assolutamente legittimo.
L'ultima obiezione può essere: ma così viene tradita la volontà popolare. Giusta obiezione per quelle persone che considerano la "volontà popolare" quella delle telenovelas. Ma la volontà popolare si ferma nel momento in cui viene eletto il singolo candidato, persino con una legge schifosa come l'attuale "Porcellum", che nega ai cittadini qualsiasi scelta. Nessuno vota per il governo, nessuno vota per i ministri, nessuno vota per fare una legge. Si vota per eleggere il singolo parlamentare e basta. Il resto sono problemi etici e comportamentali; importanti, ma che non hanno nulla a che fare con leggi, Costituzione e regole.

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di Antonio Rispoli
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