Politica / Politica

Commenta Stampa

Lacrime e rabbia tra i grillini, MoVimento diviso al Senato

Grasso e Boldrini presidenti, a Bersani il primo round. La giornata

A Bersani ora manca solo l'intesa con Monti

Grasso e Boldrini presidenti, a Bersani il primo round. La giornata
17/03/2013, 00:31

ROMA - Con l'elezione di Laura Boldrini e Piero Grasso alla presidenza di Camera e Senato nel Pd in molti sono ora convinti che si rafforzino le chance di Pier Luigi Bersani di ottenere l'incarico per formare un governo.

Certo, per riuscirci dovra' prima chiudere un'intesa con Mario Monti. Ma soprattutto sperare che la crepa apertasi nel M5S, con una dozzina di 'grillini' che votano il candidato del Pd contro le direttive del Movimento (seconda vera notizia della giornata), non si rimargini troppo in fretta.

Ad oggi, pero', Bersani ha ben diritto di festeggiare. Il doppio coniglio tirato fuori per sbloccare l'impasse funziona. 
Grasso e Boldrini non sono nomi targati Pd: il primo e' un indipendente, reso celebre per la lotta alla mafia. La seconda, eletta con Sel, e' famosa piu' per essere portavoce dell'Alto commissariato Onu per i Rifugiati che per le simpatie politiche.

Un ticket che Bersani riesce a tenere nascosto fino all'ultimo. Che pare fatto apposta per dimostrare che il partito non e' chiuso in se stesso. Vi si puo' leggere persino una 'sfida' a Grillo: un modo per dire che il Pd e' pronto a mettere sulle poltrone piu' ambite esponenti della societa' civile.
Sia come sia, il tandem arriva a fine corsa: e cosi' facendo rafforza le possibilita' di Bersani.

Ora, e' il ragionamento che domina nel 'Palazzo' dopo l'elezione di Grasso, difficilmente Napolitano potra' esimersi dal conferirgli l'incarico. La strada resta stretta, ma e' certamente un po' piu' larga di prima. Passa pero' per un riavvicinamento alla pattuglia di Monti, determinante per avere la fiducia a palazzo Madama.

I rapporti fra democrat e il premier uscente non sono certo buoni. E il tentativo (fallito) del professore di autocandidarsi al Senato, fermato da Napolitano, li ha soltanto peggiorati. Per non parlare del rifiuto di Monti di candidare un suo esponente a Montecitorio, in cambio del sostegno ad un 'piddino' al Senato. Un 'no' che ha aperto la strada all'intesa Bersani-Vendola sul tandem Boldrini-Grasso. Quello vincente.

Doppiamente vincente, visto che Bersani puo' ora rivendicare - anche agli occhi attenti del Colle - di avere i numeri anche a palazzo Madama. Li' dove si gioca la partita vera e dove il segretario centra il secondo risultato.

In prospettiva forse persino piu' rilevante del primo: la spaccatura della pattuglia grillina. Spinti dai senatori siciliani, una dozzina di eletti M5S sceglie di votare il procuratore antimafia, infischiandosene delle direttive del capogruppo: ''Scheda bianca o nulla''. A pesare sulla scelta dei frondisti (le cui identita' sono coperte dal segreto dell'urna) il timore di veder eletto Renato Schifani, spinto al ballottaggio dal voto compatto di Pdl e Lega.

Ora spettera' a Grillo decidere come reagire di fronte alla crepa apertasi nel suo movimento: chiudendo un occhio sulla violazione del vincolo di mandato o stroncando sul nascere la fronda, con il rischio di perdere senatori e consensi.

L'altro sconfitto della giornata e' Monti. Dopo il fiasco di ieri, il professore si lascia corteggiare per l'intera giornata dal Pdl. Ambasciatori berlusconiani lo pressano per farlo convergere sul nome di Schifani. Lo stesso professore avvia contatti riservati (pare non diretti) con Berlusconi. Ma alla fine capisce che la strada e' senza uscita e opta per la scheda bianca, mandando su tutte le furie Berlusconi che lo accusa di assoluta irrilevanza.

Il professore gioca pero' su piu' tavoli. Sente Bersani al telefono, rafforzando i sospetti di chi, soprattutto nel Pdl, da' per scontato il suo appoggio ad un governo (di minoranza) Bersani. Ipotesi prematura, assicurano i montiani, anche se dentro Scelta Civica il timore di tornare al voto e' palpabile. Ma oltre a Monti, per formare un governo, Bersani avra' bisogno anche delle divisioni interne ai grillini. Al momento niente affatto scontate.

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©