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La minoranza crea scompiglio nell'opposizione

Guerra aperta nel Pd, Veltroni:"Bersani cambi linea"


Guerra aperta nel Pd, Veltroni:'Bersani cambi linea'
14/12/2010, 19:12

ROMA - La maggioranza barcolla ma non molla e, la minoranza scoppiettante all'interno dell'opposizione pddina, chiede a gran voce un netto e decisivo cambiamento di linea all'interno del partito.
Se Berlusconi non può dormire sogni tranquilli, dunque, nemmeno Pier Luigi Bersani riesce a mantenere perfettamente coesi i suoi e, anzi, deve rispondere ad un sempre più arrembante Walter Veltroni. Oltre a Veltroni, a ruotare intorno al pomo della discordia, ci sono anche Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni; entrambi convinti che la mancata sfiducia al governo registratasi oggi, sia un grave segnale di fallimento dato dal Partio democratico. Anche Veltroni e company sono convinti che, la maggioranza salvatasi grazie a due miseri voti e ad una scandalosa campagna di compravendita parlamentare, non potrà durare troppo a lungo. Tuttavia, la minoranza democratica, è altrettanto decisa a ribadire che il Pd non può limitarsi a recitare un ruolo secondario nell'aspro scontro tra Fini e Berlusconi, ma, al contrario, deve divenire abbastanza forte da stabilirne gli equlibri chiave.
Per Dario Franceschini e Bersani, però, quest'influenza marcata è stata già testimoniata chiaramente; con il presidente della Camera uscito dal Pdl e passato all'opposizione proprio grazie all'operato dell'opposizione. Eppure, nonostante oggi al voto si siano presentati tutti ma proprio tutti i rappresentanti democratici (anche gli ammalati e le deputate in procinto di partorire) la batosta letale al premier non è stato possibile sferrarla. Per tale motivo, i veltroniani, ribadiscono che quello odierno è un "successo effimero"; dovuto ad una linea partitica molle e fondata sul "gioco di rimessa".
Tra gli scontenti-furenti c'è poi anche il vicesegretario, Enrico Letta. La prima stoccata Letta l'ha riservata ad Antonio Di Pietro; sempre pronto a muovere critiche contro il Pd ma con diversi "fuoriusciti" dell'Idv che sono stati vitali per la sopravvivenza della maggioranza. Il numero due dal Partito democratico, non ha risparmiato nemmeno Nichi Vendola; reo di aver parlato "solo della sua autocandidatura alle primarie mentre noi facevamo la battaglia in Parlamento per far cadere Berlusconi".
Insomma: il principale partito d'opposizone, proprio mentre i berlusconiani mostrano gravi segni di cedimento, si presenta ancora una volta scisso e confuso. Da un lato Bersani, Franceschini e D'Alema convinti che sia inevitabile la sponda con Pier Ferdinando Casini e quelli di Fli; dall'altro la cosiddetta "minoranza" del movimento democratico persuasa della necessità di una nuova linea più protagonista e slegata dagli altri leader moderati e futuristi.
In ogni caso, con la riunione di oggi, i vertici del Pd ci hanno tenuto a precisare che è solo merito del partito se "oggi la maggioranza non c’è più" e se "è aumentata la distanza tra maggioranza e opposizione"; favorendo un "processo irreversibile che si manifesterà già sul decreto rifiuti e sulla mozione Bondi".

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di Germano Milite
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