Politica / Parlamento

Commenta Stampa

La stampa scende in piazza per evitare il bavaglio

I giornalisti protestano contro il ddl intercettazioni


I giornalisti protestano contro il ddl intercettazioni
28/04/2010, 21:04

ROMA - I giornalisti, chiamati a raccolta dalla Federazione nazionale stampa italiana, sono scesi in piazza contro la legge bavaglio sulle intercettazioni. Appuntamento a piazza Navona, a un passo da Palazzo Madama, per protestare contro le norme bavaglio della nuova legge sulle intercettazioni telefoniche.
Volti noti e meno noti con i cartelli che invitavano: «E adesso intercettateci tutti» con numero di cellulare personale ben in vista. «Questo provvedimento - ha commentato il segretario del sindacato Franco Siddi - rende la nostra democrazia malata, mutilata». «Noi non vogliamo distruggere nessuno, ma difendere il diritto a un'informazione equa e completa», ha detto il presidente dell'Fnsi Roberto Natale, sottolineando il rischio ricatto che atti pubblici non pubblicabili implicherebbero. Annunciati scioperi, disobbedienza civile e professionale massima, oltre al ricorso alla Corte europea di Strasburgo.
Intanto al Senato l'inizio delle votazioni sugli emendamenti è stato rinviato a martedì prossimo, dopo che la commissione Giustizia ha ricevuto un parere favorevole sul testo, ma con alcune osservazioni critiche. «Non avevamo ancora il parere della commissione Bilancio - ha spiegato ai cronisti il presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli (Pdl) - quindi abbiamo rinviato a martedì pomeriggio».
Cambierà il cosiddetto emendamento D'Addario, quello che prevede fino a 4 anni di carcere per le riprese e le registrazioni fraudolente: non nella pena massima. ha spiegato il proponente e relatore del ddl intercettazioni al Senato, Roberto Centaro (Pdl), spiegando che la nuova formulazione dovrebbe arrivare lunedì prossimo in commissione giustizia, prima che si avvii il voto sugli emendamenti. La norma «sarà rivisitata nel suo complesso», ma «i quattro anni non mi sembrano eccessivi visto che tuteliamo un principio sancito dall'articolo 15 della Costituzione, che dice che la libertà e la segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni sono inviolabili». Secondo il relatore entro la prossima settimana l'esame del ddl sarà concluso, «se avremo per tempo il parere della quinta commissione».
Intanto la commissione Affari costituzionali ha sollevato alcuni rilievi sul trasferimento al Tribunale della competenza per le autorizzazioni alle intercettazioni, sui limiti alle intercettazioni legati alla dotazione finanziaria annuale di ciascuna sede giudiziaria, sulla congruità e ragionevolezza della sanzione prevista per le registrazioni abusive e sull'estensione del regime di autorizzazione per quanto riguarda le intercettazioni a carico di persone in contatto con parlamentari.

Commenta Stampa
di Mario Aurilia
Riproduzione riservata ©