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Un breve excursus della sua carriera politica

I meriti (?) del Ministro Tremonti


I meriti (?) del Ministro Tremonti
06/12/2010, 09:12

Anche questa mattina in TV mi è capitato di sentire un esponente del Pd che, ripetendo a pappagallo le parole di un collega del Pdl, diceva una frase del tipo: "Certo dobbiamo rendere merito a Tremonti di aver salvaguardato i conti pubblici...". Ora, mi piacerebbe sapere quali sono questi meriti, ma è chiaro che nessuno del Pd perderebbe tempo a rispondermi. Quindi facciamo un rapido excursus della carriera politica di Giulio Tremonti.
Innanzitutto è bene ricordare che il Ministro delle Finanze non ha mai studiato economia: è un avvocato che si è riciclato per fare il tributarista (cosa non difficile: all'epoca bastava fare quattro o cinque esami della facoltà di Economia e Commercio). Viene eletto al Senato nel centrosinistra nel 1994, ed è uno dei due senatori che passano a Forza Italia, in maniera che il centrodestra possa avere la maggioranza anche al Senato. L'altro è Luigi Grillo, che diventa immediatamente sottosegretario, mentre Tremonti viene nominato Ministro delle FInanze. La sua prima Finanziaria è un disastro: il 90% delle entrate è concentrato in un unico provvedimento: il passaggio immediato dal primo gennaio 1995, da 35 a 40 di contributi per andare in pensione. Significava bloccare per 5 anni l'andata in pensione di gran parte delle persone, che magari avevano già fatto i loro progetti. Il risultato furono continue manifestazioni organizzate dai sindacati (allora Cgil, Cisl e Uil facevano ancora manifestazioni di piazza), che culminarono in un milione di persone che protestavano davanti a Montecitorio. La Lega cercò di cavalcare la protesta e sfiduciò il governo, che cadde. Successivamente, la Corte dei Conti fece notare che - a partire dalla crisi del 1992, il 1994 è stato l'unico anno dove non c'è stato un miglioramento dei conti pubblici nazionali.
Poi nel 2001 torna il governo Berlusconi, ancora con Tremonti come Ministro delle Finanze. L'Italia nei 5 anni precedenti aveva fatto un enorme sforzo di miglioramento dei conti pubblici: il deficit pubblico era sceso al 2,7% del Pil (nel 1996 era oltre il 6%); il debito pubblico era sceso dal 121% al 106% del Pil; il Pil stesso era in continua crescita, con una performance nel 2000 di un +3%, uno dei migliori risultati dallo shock petrolifero del 1973. A questo punto comincia la solita terapia: tagli al welfare e ai diritti dei lavoratori (a cominciare da quelli pensionistici e dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori), tagli alle tasse per i più ricchi, incentivi legali ad evadere il fisco (per esempio i 32 condoni) e così via. Il risultato è che il deficit comincia a salire, passando in 5 anni dal 2,7% al 4,4% del dicembre 2005 e le previsioni per il 2006 erano del 6% (nonostante una serie di trucchi contabili, come evitare di mettere in bilancio i soldi necessari ad Anas e Ferrovie dello Stato per la manutenzione per la seconda parte del 2006, cioè dopo le elezioni). Peggio ancora il debito pubblico passato dal 105% al 115% del Pil. Un Pil che in 5 anni cresce in tutto di circa il 2%, senza mai superare l'1% e con un anno (il 2004) in cui il Pil è andato anche in crescita negativa. Come ciliegina sulla torta, nel 2005 l'Europa apre una procedura di infrazione contro l'Italia per deficit eccessivo. Poi nel 2006 arriva il governo Prodi che in soli 20 mesi risistema tutto. In 2 anni l'Italia cresce complessivamente di oltre il 3% e il deficit crolla all'1,7% (dato del 31 dicembre 2007), ottenendo la chiusura della procedura di infrazione europea. Manca il tempo per solidificare la situazione ed agire sul debito pubblico, perchè Berlusconi ottiene che una parte della maggioranza (il gruppo di Lamberto Dini e l'Udeur di Mastella, in disperata ricerca dell'immunità per le sue grane giudiziarie - personali e della moglie - con il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e poi di Napoli) tradisca il governo e lo sfiduci.
Nel 2008 torna Tremonti e riparte con le sue misure: una manovra finanziaria triennale che taglia 36 miliardi di euro: -8 miliardi per la scuola, con 160 mila licenziamenti tra insegnanti e bidelli; -3 miliardi alle forze dell'ordine; -3,5 miliardi ai Tribunali. Poi un altro condono, quello che è stato chiamato "scudo fiscale" che ha permesso alla malavita di riciclare legalmente un centinaio di miliardi. Risultato? Il deficit pubblico è passato dall'1,7% del dicembre 2007 e dall'1,5% di marzo 2008 al 5,3% del 31 dicembre 2009 e al 6,1% del giugno 2010. Il debito pubblico ha sfondato quota 1800 miliardi e tra poco arriverà di nuovo al 120% del Pil e nel 2009 il Pil è crollato del 5%. "C'è stata la crisi", si dirà. Già, ma è stata una crisi che ci ha a malapena sfiorato (non c'è stata nessuna banca italiana che abbia avuto la minima difficoltà), e dalla quale non ci siamo ripresi, visto che nel 2010 cresceremo di circa l'1%, mentre la Germania - colpita in pieno dalla crisi - crescerà di quasi il 4% e la Francia di quasi il 2%. Su 27 Paesi dell'Europa, solo 4 (SPagna, Grecia, Irlanda e Portogallo) cresceranno meno di noi.
Dopo questo lungo elenco di dati, mi piacerebbe sapere: quali sono i meriti di Tremonti, a parte distruggere l'economia italiana?

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di Antonio Rispoli
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