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Napoli. Ecco la "discontinuità" promessa dal centrosinistra

I papà si fanno da parte e mettono in lista i figli


I papà si fanno da parte e mettono in lista i figli
11/02/2010, 13:02

NAPOLI - L’hanno chiamata “discontinuità”. Un termine coniato ad arte dal centrosinistra campano e dal candidato alla presidenza della Regione Enzo De Luca. Discontinuità al governatore Antonio Bassolino, ai suoi fallimenti, alle sue clientele, ai business ed agli affari consumati in questi anni sulla pelle dei cittadini. Discontinuità ad un metodo di governo i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Il centrosinistra che si presenta alle elezioni vorrebbe prendere le distanze dal centrosinistra che ha governato fino ad oggi. Il primo banco di prova sono le liste che sosterranno De Luca e saranno espressione del programma di governo e del principio della discontinuità. Uno sguardo al Partito Democratico, il principale responsabile dello sfascio in Campania ed il primo a promettere “discontinuità”. Sapete come vogliono attuarla? Togliendo i papà dai banchi del Consiglio per inserire i figli.
Domani sera si terrà la direzione regionale dei democratici e se ne vedranno delle belle. Ennesima presa in giro. Agli elettori promettono un’inversione di tendenza ma nelle stanze dei bottoni comandano sempre le stesse persone: da un lato Bassolino con i suoi fedelissimi e dall’altro i consiglieri uscenti che, non avendo più la faccia di presentarsi davanti agli elettori, preparano un maquillage, un finto rinnovamento, inserendo in lista i propri figli. La lista appunto. Questo il primo nodo. E leggendo i nomi dei candidati che propone il partito di Bersani, è facile capire che stiamo parlando di una continuità piena e lampante a chi sta mal governando il territorio. Si tratta di una classe dirigente decimata dagli arresti per collusioni con la criminalità organizzata. Appalti in cambio di voti. Società trasformate in costosissimi carrozzoni clientelari, assunzioni, tangenti. All’appello non manca nulla. Non si sono fatti mancare nulla.
Passiamo ai nomi. In lista a Napoli ci saranno i consiglieri uscenti Giuseppe Sarnataro, Felice Iossa, Antonio Amato e Sebastiano Sorrentino. Per quest’ultimo, addirittura, servirà una deroga avendo già accumulato tre mandati. Poi c’è un altro uscente, il fedelissimo di Antonio Bassolino, l’uomo prediletto, il delfino, che farà un’altra campagna elettorale da sicuro eletto, potendo contare proprio sulla macchina da guerra messa in piedi dal governatore a colpi di consulenze, sprechi e clientele. Si tratta di Michele Caiazzo. Questi i vecchi, che hanno la faccia tosta di chiedere la fiducia agli elettori dopo quanto combinato in Regione negli ultimi cinque anni. Metteranno le loro facce sui manifesti, sui 6 per 3. Non hanno paura di niente e di nessuno. Sono convinti che le prebende ed il clientelismo consentono, soprattutto al Sud, di vincere qualsiasi battaglia. Soprattutto se elettorale. Poi ci sono i nuovi. Quelli che dovrebbero essere i nuovi. In prima fila Antonio Marciano. Nato già vecchio e cresciuto per anni all’ombra del governatore Bassolino. Insomma, è l’allievo che non ha nemmeno dimostrato di avere la capacità per superare il maestro. La poltrona in Consiglio regionale l’ha “guadagnata” con la sua lunga fedeltà a Bassolino. Ora arriverà il premio. E le facce nuove? Quelle della discontinuità? Detto fatto. I figli degli attuali consiglieri. Proprio così. I figli. Non ci sarà in lista Franco Casillo, che però candiderà il figlio Mario. Il vicepresidente della Regione, Antonio Valiante, non sarà candidato. Ricordate? La discontinuità. Metterà in lista il figlio, Simone Valiante. Altro giro altra corsa. Bassolino sta svolgendo, come da copione, la parte da leone. Metterà in lista anche Angela Cortese, ex assessore provinciale della scuderia del governatore. Con il Pd sarà candidato pure Corrado Gabriele, l’assessore al Lavoro che per 5 anni ha sprecato ingenti risorse senza dare un posto di lavoro ad un solo disoccupato. Ha sperperato soldi in progetti che alla fine non solo non hanno creato stabilizzazioni, ma la maggior parte di quei soldi sono finiti non nelle tasche dei cosiddetti corsisti ma degli imprenditori che aderivano all’iniziativa. Gabriele ha occupato una poltrona in nome e per conto della sinistra, di Rifondazione comunista. E’ stato sempre indicato come l’infiltrato di Bassolino nel Prc. Lui ha sempre smentito. Ora getta la maschera. Ci sono le elezioni, deve scegliere. Ed ha scelto. Lascia Rifondazione e si candida nel Pd. L’attuale assessore al Lavoro si presenta agli elettori promettendo “discontinuità” ai fallimenti che lui stesso ha collezionato governando la Regione. Spinge, inoltre, per una candidatura l’ex capogruppo al consiglio comunale di Napoli del Pd, Antonio Borriello, anche lui bassoliniano doc.
Ad Avellino la musica non cambia: l’ex assessore regionale Rosetta D’Amelio, condannata dai tribunali per abuso d’ufficio, potrebbe spuntarla su Wanda Grassi, presidente provinciale del partito. E la chiamano discontinuità…

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di Giovanni De Cicco
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