Politica / Parlamento

Commenta Stampa

I paradossi italiani (2 Parte)


I paradossi italiani (2 Parte)
01/10/2010, 17:10

 

I PARADOSSI ITALIANI (PARTE SECONDA)

di: Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Che questi mesi fossero all’insegna dei paradossi, lo avevamo intuito e subito rappresentati in questa rubrica. Ma che nel dibattito parlamentare, che si è svolto alla camera, i riferimenti ai paradossi fossero tanti e così significativi, non ce lo aspettavamo. Persino il presidente del Consiglio ha utilizzato l’espressione “…è veramente paradossale!” Questa autorevole conferma ci spinge a continuare la nostra analisi con rinnovata convinzione: è vero, quello che è successo in Parlamento, sul voto di fiducia al Governo, è paradossale!

Al termine di un lungo ed infuocato dibattito, il Governo ha ottenuto la fiducia della Camera dei Deputati con 342 voti a favore e 265 contrari. In questa occasione Berlusconi ha ottenuto 5 voti in più del suo insediamento avvenuto nella primavera del 2008, la differenza tra maggioranza e minoranza è di ben 77 deputati. Una maggioranza significativa, addirittura superiore alla precedente, eppure tutti gli osservatori hanno ritenuto questo risultato precario, tanto da ipotizzare elezioni anticipate per la prossima Primavera. Al Senato la fiducia è stata confermata con una maggioranza delle stesse dimensioni, ma che non ha suscitato particolari ed ulteriori commenti.

Il Governo è saldamente in sella, anche se si è consumata una profonda lacerazione nel Partito delle Libertà, per le note vicende dello scontro tra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera. Il paradosso sta proprio in questo risultato del voto alla Camera, in cui tutti hanno dovuto registrare da una parte il voto di fiducia e dall’altra la formazione di un nuovo soggetto politico, formato da parlamentari che hanno lasciato il PdL, che riconoscono Berlusconi come leader del Governo, ma non come leader di partito, ne tanto meno della coalizione. Il gruppo di Futuro e Libertà, che fa capo a Fini, chiede di discutere ogni punto del generico programma di Governo, sintetizzato dal premier nel dibattito parlamentare.

Ecco spiegato il paradosso, i Finiani insieme con il Movimento di Lombardo, alla Camera sono in grado di mettere in minoranza il Governo. I due gruppi insieme valgono 40 deputati e se le scelte politiche non saranno discusse collegialmente, i provvedimenti presentati in parlamento non saranno votati. E’ avvenuto tutto quello che Berlusconi non voleva, il condizionamento politico da parte di una minoranza, che lo costringe aa mediazioni e sintesi che non sono una pratica a cui volentieri si sottopone. Un grande leader è abituato alla pratica della mediazione politica, perché sa che non tutti la pensano allo stesso modo, che non tutti provengono dalla stessa cultura e che le diferenze di interessi e di categoria sono uno degli elementi che rendono complessa la politica. “La politica è l’arte del possibile”. Recita un vecchio adagio della democrazia. Purtroppo il nostro cavaliere, non la pensa nello stesso modo. Berlusconi non è disposto a nessuna mediazione, soprattutto in materia di Giustizia, di intercettazioni e di processi.

Tutti gli osservatori politici più accreditati, ritengono che questa vicenda rappresenta l’inizio della fine per Berlusconi, il quale, cogliendo questi acenni critici, nella sua replica in Senato, ha ritenuto di sottolineare la sua propria personale stanchezza nel dover affrontare ogni giorno le fatiche di governare senza gli strumenti utili per rendere veloce e concreta l’azione dell’Esecutivo. Insomma, non basta vincere le elezioni, non basta avere, una maggioranza schiacciante in Parlamento per governare a proprio piacimento. Purtroppo, esistono delle regole che devono essere rispettate, altrimenti si sbilancia l’equilibrio che deve esserci tra i diversi poteri dello Stato. Un Esecutivo che abbia più poteri del Parlamento e che tenga sotto controllo la Magistratura, è probabilmente più libero di agire come gli piace, ma non è certamente molto democratico. Lo scontro che si era evidenziato a Luglio, si è risolto con la formazione di un nuovo gruppo politico, che dimostra che l’operazione di Piazza San Babila a Milano del Novembre del 2007, di lancio di una nuova formazione politica, che comprendesse tutte le forze del centro destra, è fallita. A quell’annuncio Fini commentò dicendo:”Siamo alle comiche finali!” E vero, quello che abbiamo dovuto vedere in questi ultimi tre mesi, somiglia molto alle divertenti comiche del tempo del cinema muto. Solo che ci sono voluti oltre due anni per vedere questo film e che nelle condizioni di crisi in cui versa il nostro Paese, sono veramente in pochi quelli che hanno voglia di ridere.

Commenta Stampa
di Raffaele Pirozzi
Riproduzione riservata ©