Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Il rapporto ufficiale della Commissione Giovannini

I parlamentari italiani? I più costosi d’Europa

Gli stipendi sono i più alti, ma le spese le più basse

I parlamentari italiani? I più costosi d’Europa
03/01/2012, 10:01

ROMA – I parlamentari italiani? I più costosi d’Europa. E' tempo di bilanci anche per i Palazzi della politica italiana: questa volta a ufficializzare il tutto è un rapporto realizzato dalla Commissione guidata dal presidente Istat, Enrico Giovannini, pubblicato sul sito della Funzione Pubblica. Non si tratta, dunque, del solito vociferare dei più tenaci oppositori della casta, ma di dati certi, dai quali emerge che i nostri parlamentari hanno gli stipendi più alti tra i loro colleghi europei. Un primato tutto “made in Italy”, in virtù del quale nel Belpaese l’indennità parlamentare lorda per i deputati è di 11.283 euro, contro i 7.100 euro della Francia, i 2.813 della Spagna, 8.500 nei Paesi Bassi, 7.668 in Germania.
Se è vero, però, che deputati e senatori italiani guadagnano più degli altri colleghi europei in termini di stipendio, è anche vero che gli stessi costano meno in termini di assistenti e spese aggiuntive. Si tratta per esempio dei collaboratori, i cosiddetti “portaborse”, e delle spese di segreteria e di rappresentanza. In questo caso non sono i deputati nostrani ad eccellere, per i quali la spesa è pari a 3.690 euro al mese. Più alte sono le cifre riferite agli altri paesi, con la Francia, dove un deputato arriva a spendere fino a 9.100 euro al mese per i collaboratori, e la Germania dove il totale ammonta a 14.700 euro.
È così che la Commissione Giovannini, incaricata di studiare la questione prima dal governo Berlusconi e confermata poi da quello Monti, stila il suo tracciato sui compensi tra le cariche elettive e gli organi istituzionali dei Paesi Ue, mettendo in evidenza luci e ombre. Ma ammette che i dati raccolti “sono del tutto provvisori e di qualità insufficiente per poter fare una media” e che quindi resta difficile capire quanto e cosa “tagliare” ai nostri parlamentari. Per il rapporto definitvo, infatti, lo stesso Giovannini ha chiesto una proroga fino al 31 marzo, per poter così ultimare il lavoro di analisi. Il lavoro per il momento passa a Camera e Senato, che dovrebbero intervenire sui tagli già a partire da gennaio.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©