Politica / Parlamento

Commenta Stampa

I Sì stravincono ad un referendum inutile.


I Sì stravincono ad un referendum inutile.
16/06/2011, 15:06

Sono oltre 27.600.000 gli Italiani che si sono recati alle urne per partecipare al voto referendario del 12 e 13 giugno: per la prima volta dal 1995 è stato nuovamente raggiunto il quorum e, com’era prevedibile, i Sì hanno ottenuto una maggioranza bulgara, pari in media al 95%. Molti politicanti e professionisti della politica hanno tentato di salire sul carro del vincitore, ma i promotori li hanno immediatamente fatti scendere: il voto è stato certamente bipartisan. L’istituto referendario è stato concepito dai padri costituzionalisti con una maggioranza rafforzata: così è definita, in diritto, la maggioranza qualificata che va oltre quella relativa ed è modificativa di fattori che necessitano di una particolare tutela, come, nel caso di specie, le leggi votate in un Parlamento democraticamente eletto appena tre anni or sono. I Sì, da soli, sarebbero stati in grado di raggiungere il quorum ed hanno pertanto non vinto, ma stravinto: tanto di cappello, gli Italiani hanno deciso e la volontà che hanno espresso va non solo tenuta in grande considerazione, ma rispettata in toto, per quanto possibile. Certo, per quanto possibile, perché il testo dell’art. 75 della Costituzione è molto chiaro e ricorda che non è possibile sottoporre a referendum le leggi che ci vincolano a Trattati Internazionali: ciò vuol dire che, abrogando con il primo quesito l’art. 23-bis del Decreto Ronchi non abbiamo di certo impedito l’ingresso dei privati nella gestione delle risorse idriche così come degli altri servizi pubblici locali di rilevanza economica (rifiuti e trasporti su tutti), ma abbiamo semplicemente deregolamentato la materia cancellando la norma italiana che dava attuazione alla Direttiva UE di riferimento e ci siamo messi nelle condizioni di veder direttamente applicata la disciplina europea senza poterla adattare alle nostre esigenze nazionali. D’altra parte, che fosse un referendum demagogico, ai limiti della farsa, non è una opinione solo del sottoscritto: potrebbe lasciare tutto com’era, anzi peggiorare le cose. E cosa dire del terzo quesito, quel nucleare che ha consentito, grazie a Fukushima, di creare quel clamore enorme intorno alla votazione ed ha, presumibilmente, consentito di raggiungere il quorum? Sulla famosa scheda grigia, grazie ad una interpretazione discutibile della Corte di Cassazione, vi erano riportati gli artt. 1 ed 8 del DL Omnibus, che non contenevano assolutamente le norme che permettevano l’installazione di centrali nucleare: il primo consentiva la ricerca della evidenza scientifica sulla sicurezza del nucleare mentre il secondo parlava di strategia energetica. Tradotto: dopo trent’anni avevamo finalmente la possibilità di mettere nero su bianco il tanto invocato piano energetico nazionale e gli elettori l’hanno abrogata. Ed anche se esula dalle nostre competenze, è mia intenzione esprimere un parere personale e non in qualità di Presidente dei Circoli dell’Ambiente anche sul legittimo impedimento: già ridimensionato dalla Corte Costituzionale e sottoposto alla valutazione del giudice di turno, esso aveva validità di 18 mesi e sarebbe scaduto ad ottobre, quindi ne abbiamo solamente anticipato l’automatica cancellazione. Ma allora a cosa è servito andare a votare? A spendere 300 milioni per presidenti di seggi, scrutatori e spese varie, a regalare qualche milioncino ai promotori per i rimborsi elettorali ed a far continuare a pagare agli Italiani il 40% in più in bolletta. Il risultato storico, a modesto parere di chi scrive, è stato la caduta del monopolio dell’ambientalismo estremista: finalmente è emerso un ambientalismo moderato e popolare, di cui i Circoli dell’Ambiente sono interpreti e capofila, che rappresenta milioni di Italiani, una buona fetta di quel 43% che si è astenuto. Ed a sentire le interviste che circolano su youtube a coloro i quali avevano appena votato, quest’anno, per la prima volta, sembra che l’astensione sia stata più consapevole del voto!

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©