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Denunce, nomi e processi: la storia di Leonida Maria Tucci

I segreti della Casta? Ecco la storia di un precario che ci ha messo la faccia

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In allegato il documento con l'ultima, incredibile sentenza

I segreti della Casta? Ecco la storia di un precario che ci ha messo la faccia
19/07/2011, 20:07

L’incredibile e fino ad oggi quasi del tutto ignorata (censurata?) storia di Leonida Maria Tucci, il giornalista che per 14 anni è stato mobbizzato e vessato proprio all’interno del Senato della Repubblica, è riuscita finalmente ad attirare l’attenzione della stampa grazie ad un anonimo che, dopo aver creato una pagina facebook diffondendo documenti e “rivelazioni” che non brillavano di certo per originalità e segretezza dei contenuti, è riuscito a raccogliere oltre 300.000 “mi piace” e a muovere lo sguardo dei media sulla sua operazione di sputtanamento della casta politica. Un precario ex dipendente della Camera: così si è presentato il fondatore della pagina oramai pluricitata “I segreti della Casta di Montecitorio”. (a quanto pare, in ogni caso, l'idendità della "gola profonda" è stata smascherata definitivamente).
Del resto, oltre ad una serie di scritti che ricordano molto se non troppo lo stranoto best seller del duo Rizzo-Stella, Spider Truman aveva preferito mantenere un fin troppo cauto anonimato e, a differenza di Tucci, non aveva mosso denunce circostanziate e pluri-documentate contro i gruppi parlamentari di An e del Pdl e contro i pesci grossi della politica attuale (Il ministro Altero Matteoli ed i sentatori Maurizio Gasparri, Oreste Tofani, Giulio Maceratini ed il contumace Domenico Nania). Evidentemente, alla maggioranza del popolo italiano (e quindi della stampa), interessa di più lo sdegno populistico a buon mercato e l’attivismo da tastiera che aiuta a sfogare per qualche minuto frustrazione e rabbia; limitandosi alla lamentela qualunquistica rivolta al solo aspetto economico-moralista.
E difatti, l'ex addetto stampa romano che da sempre ha scelto di condurre la propria snervante e debilitante battaglia mettendoci faccia, nome, cognome, spese legali e documenti, è stato per anni completamente ignorato dalle testate giornalistiche più importanti. E da tempo, Leonida e la moglie Giulia, oltre alle vessazioni subite in ambito lavorativo, hanno denunciato proprio il silenzio scandaloso dei grandi media in merito alla loro loro vicenda. Centinaia di lettere e telefonate a numerosi cronisti delle più disparate testate hanno prodotto da sempre imbarazzi, disinteresse, autocensure e considerazioni strategico-politiche che sono un insulto sia per la deontologia professionale che per la libertà di stampa.
Fortunatamente, però, la pagina creata da Spider Truman e l’articolo scritto dal collega Carlo Tarallo su Dagospia, hanno sbloccato il meccanismo talvolta perverso della stampa ed hanno puntato i riflettori sulla vicenda di Tucci. Una vicenda che Julienews.it ha seguito con cura per 2 anni e che potete ripercorrere leggendo i nostri precedenti articoli. Una vicenda che nel mese di maggio ha conosciuto l’ennesimo, difficilmente spiegabile e per nulla accettabile sviluppo: la giudice del lavoro Angela Coluccio, con una sentenza (per il cui pronunciamento si sono dovuti attendere ben 2 anni) ha in estrema sintesi sollevato i gruppi parlamentari di An e del Pdl da ogni responsabilità nei confronti del lavoratore mobbizzato Tucci. La giudice, in pratica, ha scelto un'interpretazione esclusivamente formale; senza entrare nel merito degli aspetti sostanziali (e senza sentire testimoni e/o analizzare la corposa documentazione presentata dai legali dalla famiglia Tucci). Secondo Coluccio, difatti, i gruppi parlamentari, come organizzazioni non riconosciute, nascono e muiono in ogni legislatura ma, se così fosse stato sostanzialmente, ad ogni legislatura si sarebbero dovute seguire determinate procedure (licenziamento dei dipendeti, conseguente erogazione del trattamento di fine rapporto ecc) In altri termini, i presidente pro tempore di An citati in giudizio in diverse cause (e risultati soccombenti), non sono responsabili poiché, a parere della giudice, i gruppi parlamentari ai quali facevano riferimento e per i quali Tucci ha lavorato ora non esistono più. 
Un dettaglio importante che contraddice in maniera palese la tesi interpretative di Coluccio, riguarda poi proprio Altero Matteoli. L'attuale ministro,  in sede processuale, si è presentato e difeso proprio in qualità di ultimo presidente del gruppo parlamentare Alleanza Nazionale; confermando de facto che il gruppo "estinto" ha comunque nei suoi legali rappresentanti figure giuridicamente valide e riconoscibilissime che hanno, quindi, piena titolarità a rispondere di eventuali responsabilità civili e penali per il periodo storico di riferimento.
In conclusione, dunque, ci si chiede come sia possibile impiegare due anni per pronunciare una sentenza così delicata, complessa ed accuratamente documentata, ignorando in maniera sistematica elementi sostanziali e testimonianze fondamentali quanto plateali.
Se per il processo della famiglia Tucci non dovessero esserci sentenze in appello diverse e contrarie rispetto a quella che trovate in allegato, allora ci troveremmo di fronte ad una vera e propria legittimazione all’illegittimo all’interno non di una redazione giornalistica qualunque ma del Senato della Repubblica. Altro che Spider Truman, altro che “Casta di Montecitorio” ed incredibili (e già lette) “rivelazioni” scottanti sui privilegi dei parlamentari: spiegato in termini spiccioli il concetto di "legittimazione passiva", è come se la giudice avesse giustificato tale ipotesi: se Tizio, Caio e Sempronio domani formano un gruppo parlamentare ed assumono un lavoratore a nero; mobbizzandolo, vessandolo ed addirittura minacciandolo e poi licenziandolo, con la fine della legislatura, si vedono automaticamente sollevati da ogni eventuale responsabilità civile e penale ed il lavoratore deve arrendersi al fatto che i suoi carnefici non esistono formalmente ma, nella sostanza, continuano a percepire stipendi d'oro e vitalizi di platino.
Se non è questo un motivo per indignarsi contro "la casta", cos'altro serve? 

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di Germano Milite
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