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Napoli. Sulle nomine Corecom figuraccia dell'Udc

I soliti democristiani a caccia di poltrone

Non si accontentano di un componente. Ne volevano due...

I soliti democristiani a caccia di poltrone
16/01/2011, 11:01

NAPOLI – Il lupo perde il pelo ma non il vizio. In consiglio regionale, l’altro giorno, l’Udc ha dato l’ennesima dimostrazione che le poltrone e gli interessi di parte sono più importanti di tutto. Sulla lottizzazione e sulla spartizione si sono sempre dimostrati dei maestri. Con Bassolino hanno rappresentato quell’opposizione “connivente e consociativa” che ha contribuito a devastare la Campania. Con Stefano Caldoro rappresentano a pieno titolo “il partito della lottizzazione”. Lo hanno dimostrato in aula proprio mentre il Consiglio si apprestava a scrivere una pagina importante di questa legislatura: la nomina del Comitato regionale per le comunicazioni della Campania (Corecom). Un organismo importante non solo per la vigilanza ma soprattutto per l’assegnazione dei contributi all’editoria. Milioni di euro da assegnare con trasparenza, legalità e senza alcun impianto affaristico. Soldi che rappresentano l’unica linfa per il sistema televisivo locale, colpito da una crisi storica e dai tagli studiati dal Governo a tavolino con l’intento di distruggere le televisioni locali ed imbavagliare la libera informazione.
Per la prima volta nella storia, il consiglio regionale è riuscito a nominare un organismo di garanzia nei tempi giusti, valorizzando le migliori energie e garantendo rappresentanza a tutte le forze politiche. A quelle di maggioranza, col compito di dettare le linee guida, ed a quelle di opposizione, che hanno il dovere di esercitare il giusto controllo sull’attività dell’Ente.
Lino Zaccaria, figura storica del giornalismo campano, è il nuovo presidente. Un uomo garante e di sicura affidabilità. Sei membri del comitato sono andati alla maggioranza di governo: Francesco Ferraro (27 voti), Donato Affinito (35), Elisabetta Di Letto (28) ed Emanuela Romano (29), assessore del Comune di Castellammare. Tuitti indicati dal Pdl. Sandro Feola (27) espressione di Noi Sud e Gianni Russo (17), unico riconfermato del Corecom uscente, in quota Udc. Due presenza ai partiti di opposizione: Ilaria Perrelli (23) del Pd e Andrea Palumbo dell’Italia dei valori.
Accordo bipartisan, come detto, e persone di qualità con il chiaro obiettivo di garantire un’inversione di tendenza rispetto al passato, la cui gestione è finita spesso al centro di imbarazzanti polemiche e spinose inchieste della magistratura. I “poteri forti” e l’affarismo hanno sempre dettato legge. E’ arrivata l’ora di cambiare pagina. Tutti contenti, tranne l’Udc. Proprio così. Lo “scudocrociato” sulla vicenda Corecom ha mostrato il suo volto peggiore. I consiglieri del partito di Casini prima del voto hanno abbandonato l’aula denunciando “lottizzazione e spartizione”. Ma non hanno convinto nessuno. Hanno solo collezionato l’ennesima figuraccia. E’ il segreto di Pulcinella. L’Udc ha partecipato al tavolo di trattative messo in piedi dai partiti. Si è seduta col chiaro intento di spartirsi la torta ed avere la fetta più grande. Non si accontentavano di un solo componente. Ne volevano due. E lo volevano sottrarre all’opposizione, evitando la democratica composizione del Corecom e riducendo a “zero” il controllo sugli atti. Proprio in linea con quanto accaduto fino alla passata gestione. La maggioranza di centrodestra ha tenuto duro ed ha respinto l’assalto alla diligenza del gruppo guidato da Pietro Foglia. Il quale è intervenuto prima che i consiglieri dello “scudocrociato” lasciassero l’aula: “La maggioranza ha deciso di scavare un solco su questo argomento scrivendo una pagina nera della politica locale. Questo atteggiamento avrà delle ripercussioni sugli assetti futuri”. Stile Prima Repubblica. Si siedono ai tavoli, chiedono poltrone e se non ottengono più di tutti minacciano di rompere le alleanze, di ostacolare la governabilità fregandosene degli interessi collettivi. Insomma, se la fetta più grande va a loro, nessuno si scandalizza. Se, invece, le loro richieste non vengono assecondate, iniziano a denunciare volendo apparire dei puritani. Proprio quello che non sono. La classica degenerazione del modello democristiano.
Foglia è stato durissimo, nonostante la correttezza del Pdl che, a conti fatti, eleggendo Gianni Russo nel Corecom, ha comunque garantito la presenza nell’organismo all’Udc. Un partito abituato a ragionare col “Manuale cencelli” alla mano, tentando, poi, nella trattativa di accaparrarsi più del dovuto. Nessuna parola sulle distorsioni del passato. Non hanno fatto polemica sulla qualità dei nomi eletti perché non c’è nulla da dire. Non se ne fregano che l’attuale composizione del Corecom garantisce trasparenza e legalità. Hanno chiamato “banco”. Volevano due poltrone per collocare due uomini del loro entourage. Garantire due stipendi, riempire due caselle per svolgere la parte del leone nell’assegnazione dei fondi. E’ andata male. Per l’Udc. Ma non per i campani e per gli operatori dell’informazione. Finalmente un organismo di qualità, con professionalità riconosciute e super-partes. La svolta promessa c’è stata. Adesso è il momento di dare la parola ai fatti. Soprattutto perché quei fondi sono bloccati da anni. E se non arrivano in fretta, si rischia di infliggere un colpo mortale al sistema televisivo campano. Con la perdita di migliaia di posti di lavoro. Pertanto, gran parte delle televisioni regionali hanno deciso di riunirsi in un comitato, in modo da far sentire la loro voce. Ma questo non interessava e non interessa all’Udc. A loro, come detto, piacciono solo le poltrone…

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di Giovanni De Cicco
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