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Il bipolarismo all'italiana


Il bipolarismo all'italiana
15/09/2010, 13:09

Negli ultimi tempi si parla di cambiare la legge elettorale, dato che il Porcellum a parole (ma solo a parole) è antipatico a molti. E naturalmente le alternative si sprecano, anche se le più quotate sono due: o il ritorno al Mattarellum (tre quarti dei seggi in Parlamento assegnati con collegi uninominali; il rimanente quarto assegnato con il proporzionale). La scelta tra questi due sistemi porta ad una discussione: ma in Italia ci può essere o no il bipolarismo?
E così ecco che si tirano fuori interpretazioni politiche, sociologiche e qualsiasi sciocchezza passi per la testa. In realtà basta esaminare come la gente sceglie chi votare. C'è quello che vota il tal partito perchè è lo stesso partito che votavano i genitori, i nonni e magari i bisnonni. C'è quello che vota il tal partito (ma questo vale solo per chi vota il partito di Berlusconi, che è l'unico che sta in TV) perchè è quello che sta in TV. C'è quello che vota a destra perchè odia la sinistra o viceversa. C'è quello che vota l'amico, il parente, o anche il datore di lavoro, ecc. C'è quello (e questo vale soprattutto al sud) che vota il tal partito perchè si è venduto il voto. Insomma, quasi nessuno fa una valutazione di merito, sulle qualità del singolo candidato. E questo limita fortemente la possibilità di creare un bipolarismo, a meno che non siano i partiti a crearlo, come hanno fatto negli ultimi anni, determinando così una astensione che ormai sfiora il 40%.
Ma allora da dove viene la tendenza al bipolarismo? L'unico portatore di questa istanza è Silvio Berlusconi. Quando nel 1994 entrò in politica, quello fu il primo esempio di bipolarismo. Infatti con il premier i rapporti sono di due tipi: o fai il servo oppure sei nemico. La Lega ha deciso di servirlo, anche perchè ne condivide alcuni obiettivi e poi perchè è Berlusconi che ha la proprietà del simbolo della Lega Nord. Se i leghisti non obbedissero, non parteciperebbero più alle elezioni. Alleanza Nazionale lo stesso, finchè non c'è stata la fusione con la creazione del Pdl. E anche qui, c'è da dire una cosa. Con la scissione di Futuro e Libertà dell'Italia, tutti i non berlusconiani stanno elogiando Gianfranco Fini per la sua scelta, per essere il leader di una destra europea e menate simili. Ma in realtà Fini è stato costretto a prendere questa decisione, per evitare di sparire. Infatti Berlusconi si è "comprato" tutti i dirigenti dell'ex AN, offrendo loro i posti di governo e comunque di potere; il tutto senza che Fini potesse obiettare nulla. Alla fine, nonostante la poca capacità di analisi politica, anche il Presidente della Camera si è reso conto che o ricreava almeno in parte AN oppure nel giro di un anno o due sarebbe stato declassato a lustrascarpe del premier. Ciò non toglie che finora lui e tutti gli ex AN hanno fatto da servi al Presidente del Consiglio.
Che è la stessa cosa che hanno fatto Casini e quelli dell'Udc, almeno fino al 2008. La differenza rispetto ad AN è stata che Casini ha più malizia politica e ha visto prima di Fini quale sarebbe stata la sua fine se fosse approdato nel Pdl. Per questo si tiene al centro, col proprio partito. Ma comunque non si è staccato completamente da Berlusconi, almeno a giudicare dalla collaborazione che ha offerto nel creare e sostenere la legge sul legittimo impedimento (o meglio, come dice Marco Travaglio, "dell'illeggittimo impedimento", dato che nel Codice Penale già esistono dei casi di legittimo impedimento, mentre questa legge dice che è possibile per il premier bloccare i processi semplicemente per un capriccio) e a giudicare dal fatto che ogni volta che il governo è stato in difficoltà l'Udc o ha votato contro oppure ha fatto assenze di massa, in modo da abbassare il quorum e permettere l'approvazione di qualsiasi legge-vergogna il governo desiderasse. In entrambi i casi, ha dimostrato una notevole volontà di aiutare Berlusconi. Invece Italia dei Valori e il Pd (quest'ultimo però quando non fa inciuci col Pdl) sono i nemici, perchè non si mettono a servire il padron Berlusconi.
Stessa divisione tra i giornalisti. Quelli di Repubblica, dell'Unità o del Fatto Quotidiano sono dei nemici, perchè danno spazio alle notizie sgradite al premier. I giornalisti di Libero o de Il Giornale o della Rai o di Mediaset, che sono servili, invece sono bravi giornalisti. Poi ci sono i "terzisti", cioè quei giornalisti che non vengono attaccati dal premier ma che dichiarano la propria completa autonomia, come per esempio quelli del Corriere della Sera. In realtà, leggendo quello che scrivono, si capisce come sono perfettamente allineati sulle posizioni del premier. A cominciare da P.G. Battista, che casualmente finisce sempre per dare ragione a Berlusconi e sempre torto a chi la pensa diversamente.

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di Antonio Rispoli
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