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Il bluff dell'Fli è stato scoperto


Il bluff dell'Fli è stato scoperto
20/10/2010, 10:10

Ieri in Commissione Giustizia al Senato è stato approvato un emendamento che rende retroattivo il cosiddetto "lodo Alfano costituzionale" (termine comunque sbagliato, dato che il lodo è una decisione presa da una personalità eminente ed imparziale; caratteristiche che non sono di nessuno dei componenti la maggioranza, men che meno del Ministro Alfano) in via di discussione. Si tratta di una norma che rende la "copertura" dello scudo legale assoluta e totale, permettendo un domani al futuro premier di compiere qualsiasi reato e non doverne mai rispondere: gli basterà essere rieletto più volte e il gioco è fatto. I voti per l'approvazione dell'emendamento non sono venuti solo da Pdl e Lega, ma anche dall'Mpa e da Futuro e Libertà per l'Italia, il partito dei finiani. In questa maniera cade l'ultimo velo usato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini per nascondere il vero motivo della scissione e della creazione del suo partito. Infatti, si è dimostrato che non è affatto vero che i finiani hanno cambiato idea sulla legalità, dato il voto ad una legge che con il rispetto della legalità non ha nulla a che fare.
In realtà è noto che la decisione del delfino di Almirante nasce da tutt'altra necessità. Dopo la creazione del Pdl, tutti i cosiddetti "colonnelli" di Fini hanno cominciato a capire che le poltrone si avevano non tramite l'attuale Presidente della Camera, ma tramite Berlusconi. Quindi quasi tutti si sono spostati sulle posizioni del premier, molto più remunerative in termini di posti. Insomma, Fini si è accorto con due anni di ritardo di quello che aveva capito anche Casini nel 2008: entrare nel Pdl avrebbe significato consegnare a Silvio Berlusconi partito e voti. Per questo è stata necessaria la scissione: altri 6 o 12 mesi e Fini sarebbe sparito definitivamente dalla scena politica. Ma in tutto questo non c'è da parte di Fli l'intenzione di fare nulla di diverso da quello che facevano prima: solo che adesso intendono farsi pregare prima di votare a favore di Berlusconi e magari incassare qualche cosa in cambio, per avere visibilità. Insomma, stanno facendo lo stesso gioco che la Lega Nord porta avanti dal 2001.
E questo dà l'idea di quante chiacchiere inutili siano state fatte in questo periodo sul "Fini antiberlusconiano". Il Presidente della Camera, così come Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, non ha altra aspirazione - politicamente parlando - che mettere le mani sul Pdl e sui suoi voti alla morte di Berlusconi; per questo deve rimarcare una distanza senza esagerare, far vedere che non è Berlusconi ma senza rinnegare l'attività del premier. Un gioco sul filo del rasoio che va avanti da una quindicina di anni, e di cui facciamo le spese noi italiani.

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di Antonio Rispoli
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