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Il burattinaio di Alfano resta Berlusconi


Il burattinaio di Alfano resta Berlusconi
08/03/2012, 16:03

Mercoledì, dal punto di vista politico, è stata una giornata molto interessante. Soprattutto perchè ha spiegato, anche a chi aveva le fette di prosciutto sugli occhi e la cera nelle orecchie chi comanda in Italia.
Ripercorriamo un attimo i fatti. In mattinata Fedele Comfalonieri parla con il Presidente del Consiglio Mario Monti e gli chiede di riprendere il "beauty contest", cioè l'assegnazione gratuita delle frequenze a Mediaset. Monti risponde picche, ed allora scattano le contromisure: Silvio Berlusconi annulla la propria presenza a Porta a Porta mentre Angelino Alfano annuncia che non sarà presente all'incontro, già previsto da tempo, con il premier, il segretario del Pd Pierluigi Bersani e il segretario dell'Udc Pierferdinando Casini. Poco dopo la seconda notizia: l'incontro è annullato. Un'agenzia poi riferisce, a sorpresa, che Berlusconi è su un aereo con destinazione Mosca.
Naturalmente le motivazioni non mancano: l'ex premier non va da Porta a Porta "per non ingenerare problemi di 'oscuramento' per il segretario Alfano", come ha detto Vespa, comunicando l'assenza dell'illustre ospite; Dal canto suo l'ex Ministro della Giustizia afferma che diserta l'incontro al vertice perchè la Cancellieri si era già incontrata con Bersani e Casini e perchè il governo si deve occupare di economia e non di Rai e di giustizia; il viaggio a Mosca una occasione per complimentarsi con l'amico Putin per la vittoria elettorale. Ma sarà vero?
Solo se uno è molto ingenuo o molto sciocco può crederci. La sequenza temporale invece dice altro. DIce che a comandare il partito è sempre Berlusconi, esattamente come prima; ed esattamente come prima tutti gli altri gli obbediscono. Sicuramente è stato lui a dare ordine ad Alfano di non andare all'incontro con Monti; e sapere che ha telefonato anche a Monti per dirgli di annullare l'incontro non mi stupirebbe neanche un po'.
E il motivo è semplice: Rai e giustizia. Il proprietario di Mediaset ci ha impiegato anni per mettere le mani sulla Rai, piazzando i suoi uomini in tutti i punti principali; potrebbe mai rinunciarci? Nello stesso tempo ha pesantemente colpito l'azione della magistratura che ora ha difficoltà a far chiudere anche i processi per reati gravi, dato che è senza personale e senza risorse economiche; stessa situazione per la Polizia e i Carabinieri. Può mai fare retromarcia in questi due casi? Buttare a mare un'opera di distruzione pazientemente portata avanti da anni? Ovviamente no. E quindi è ovvio che si blocca qualsiasi iniziativa in tal senso.
Ma c'è anche una indicazione sottesa, in questi fatti. Il Pdl continua ad agire solo ed esclusivamente nell'interesse di Berlusconi. Un dettaglio che trova riscontro anche nella legge elettorale che stanno discutendo, che è fatta su misura per agevolare Pd e Pdl (ed eventualmente Terzo Polo); e trova riscontro nella legge costituzionale su cui si discute, che è la copia quasi conforme a quella che il Pdl (allora divisa in Forza Italia e Alleanza Nazionale), la Lega e l'Udc approvarono nel 2005 e venne poi bocciata dal referendum svoltosi nell'ottobre del 2006. Insomma, a dettare le regole è ancora lui; mentre gli altri eseguono o quasi.
E quindi a questo punto non ci vuole molto a capire che cosa succederà in vista delle elezioni del 2013: i sondaggi rivelano che alle prossime elezioni amministrativa il Pdl non andrà bene; anche perchè senza la Lega Nord, ci saranno diversi comuni dove prevarrà il centrosinistra. Dopo quella che si preannuncia come una sconfitta, si lascerà passare qualche mese, poi dall'interno del Pdl verrà chiesta la testa del segretario di partito. E Berlusconi si presenterà a reti unificate per dire: "Non vorrei, ma non c'è nessuno nel Pdl in grado di sostituirmi. E quindi alle prossime elezioni sarà io il leader del Pdl e così vinceremo le elezioni.
Insomma, si conferma quello che vado sostenendo da tempo: il governo Monti è stato solo un escamotage per permettere a Berlusconi di "ricaricarsi" di voti, in attesa delle elezioni del 2013. Un escamotage realizzato con la complicità di Napolitano, che è sempre più organico ai desiderata dell'ex premier.

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di Antonio Rispoli
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