POLITICA - Regione

AMICI E NEMICI IN UNA BAGARRE AL SAPOR DI SUICIDIO

Il caso Cosentino spacca il centro-destra

Il caso Cosentino spacca il centro-destra

15/11/2009, ore 11:00 - 

C'è un articolo pubblicato su "Il Tempo" che parla in maniera lucida di quello che può definirsi il "caso Cosentino".
Secondo il giornalista Fabrizio D'Orefice, quasi certamente, tale spigolosissima vicenda, aprirà una tortuosa e pericolosa strada verso un altro caso, decisamente più ampio e complesso, che è quello della regione Campania. Per comprendere la quasi totale certezza di questa intricata dinamica, basta dare un rapido sguardo a quelli che sono gli amici di "O Merikano" e confrontare questi ultimi con la schiera, esigua e spesso silente, degli oppositori.
Quando la candidatura di Cosentino fu avanzata, infatti, solo Italo Bocchino osò rendere pubbliche le proprie perplessità.
I dubbi più o meno sotteranei furono (e sono) invece quelli di due nomi importanti come Mara Carfagna e l'ex ministro Stefano Caldoro. E poi? A parte il fulmine lanciato da Gianfranco Fini che parla di "candidatura inopportuna", chi sono coloro i quali, per silenzio-assenso o per palese dichiarazione, non hanno preso le distanze dall'oramai ex candidato governatore per la Campania? Spiccano nomi di magistrati, scrittori, scienziati, carabinieri e politici di rilievo: tutti solidali con Cosentino e tutti, come intuibile, a conoscenza dell'intera vicenda che lo ha travolto e delegettimato.
Tanto per fare qualche esempio basta ricordare Amedeo Labboccetta, amico stretto di Fini nonché membro della commissione anti-mafia e passato agli onori della cronaca per la sua strenua battaglia per lo scioglimento del comune napoletano di Castello di Cisterna a causa di accertate infiltrazioni mafiose. Poteva e può Labboccetta non essere a conoscenza dei "traffici" e delle connivenze malavitose associate a  Cosentino? E potevano e possono non esserne a conoscenza l'ex Pm ed ex direttore generale del dicastero di Giustizia Alfonso Papa, l'ufficiale dei carabinieri e presidente della commissione Difesa alla Camera Edmondo Cirielli, il prefetto di Caserta Maria Elena Stasi e il plurilaureato ufficiale della guardia di finanza e fido collaboratore del ministro Tremonti Marco Milanese?
Da politici, magistrati e forze dell'ordine, se ci si sposta verso scienza e letteratura, Cosentino può vantare l'appoggio e il sostegno dello scrittore e senatore Luigi Campagna e dello scienziato ed ex presidente Asi e Cira Sergio Vetrella. Insomma: una schiera di nomi di incredibile peso e valenza che si unisce all'appoggio per la candidatura cosentiniana di 52 parlamentari campani su 55. I numeri (e i nomi) parlano chiaro: se le accuse al'ex possibile governatore della Campania si tramuteranno in sentenza definitiva, all'interno della regione si scatenerà un uragano di vergogna difficilmente contrastabile da dichiarazioni di facciata, finta volontà di rinnovare e ripulire la classe dirigente e omertà diffusa.
Intanto, che Berlusconi e i suoi vogliano ammetterlo o no, la vicenda Cosentino non solo ha sovvertito il pronostico di vittoria in Campania ma ha aperto uno squarcio enorme all'interno del Pdl.
A chi esulta però dovrebbero esser placati gli animi visto che, quell'alternativa di sinistra ancora troppo imbevuta di bassolinismo e vacuità, non può reputarsi una proposta di governo rassicurante e credibile.
Un commento duro e deciso è arrivato però dal leader dell'Udc Pierferdinando Casini:"E' aberrante - ha infatti dichiarato - che si pensi ancora alla candidatura di Cosentino dopo l'ordine d'arresto partito nei suoi riguardi".

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