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L’intervista a Palomba, componente Idv della Giunta

Il caso Ruby in Aula… e impazza il toto-numeri

“Che la Camera eviti un’ulteriore perdita di credibilità”

Il caso Ruby in Aula… e impazza il toto-numeri
03/02/2011, 16:02

ROMA - Il caso Ruby approda in Aula alla Camera e, nonostante sia data per scontata un’altra vittoria del presidente del Consiglio, che potrà così dimostrare la tenuta della maggioranza sul parere della Giunta per le Autorizzazioni a procedere, bisognerà attendere il voto previsto in serata per sapere quale sarà l’esito effettivo. La Giunta per le Autorizzazioni ha rigettato, a maggioranza, la richiesta della Procura di Milano sull’autorizzazione per perquisire lo studio di Spinelli: oggi la Camera è chiamata a votare sul parere della Giunta, che quindi reputa, seguendo il pensiero berlusconiano, non competente in materia la Procura di Milano, ma il Tribunale dei ministri. Dopo la sconfitta in Commissione Bicamerale sul federalismo, in previsione del voto a Montecitorio, impazza il toto-numeri. Tra deputati assenti, astensionisti, voltagabbana e indecisi, la situazione si presenta tutt’altro che chiara. Il voto, che sarà palese, si gioca dunque sul filo della suspense, non tanto per il risultato, che molto probabilmente sarà favorevole per il premier, quanto per i numeri della maggioranza. In materia ha le idee chiare l’onorevole Federico Palomba, componente Idv della Giunta per le Autorizzazioni a procedere di Montecitorio, che auspica che la Camera eviti al Parlamento e al paese intero un’ulteriore perdita di credibilità, “affermando che un presidente del Consiglio possa gestire le relazioni internazionali sulla base dei ‘si dice’ che Ruby poteva essere la nipote di Mubarak, senza prima passare per le sedi diplomatiche”. Proprio all’onorevole Palomba abbiamo chiesto un parere.

Onorevole, a breve la Camera voterà sul parere della Giunta che, seguendo le orme di Berlusconi, sul caso Ruby reputa non competente la Procura di Milano, ma il Tribunale dei ministri. Pare che l’esito del voto sia pro Berlusconi. Si può parlare di scontro istituzionale?
Certamente si può parlare di uno scontro istituzionale, ma prima ancora si deve parlare di un atto ridicolo. Non si può accettare l’idea che il presidente del Consiglio possa gestire in maniera così superficiale ed estremamente incompetente le questioni di relazione internazionale, limitandosi a dire “mi avevano detto che Ruby fosse la nipote di Mubarack”: un Capo di governo che immagina che questa cosa possa avere anche un minimo di fondamento, perché non lo comunica al proprio addetto diplomatico? Perché non informa la Farnesina sull’accaduto, affinchè questa possa verificare, anche solo con una semplice telefonata all’ambasciata egiziana, la veridicità del tutto, o meglio se è vero che il presidente Mubarack ha una nipote marocchina per strada? Perché Berlusconi non lo ha fatto? Perché evidentemente il premier sapeva benissimo che non era vero e dinanzi alla smentita da parte dell’ambasciata egiziana, non avrebbe più potuto gestire questa situazione privata, questo suo proposito privatistico di fare andare via Ruby dalla Questura il prima possibile. Qualora la notizia fosse stata confermata da persone competenti, avrebbe dovuto affidare la ragazza ad un addetto dell’ambasciata egiziana e non a una sua fidata, Nicole Minetti, che poi nell’immediato l’ha consegnata ad una prostituta. È un’insieme di fandonie, nei confronti delle quali si fa in modo di far credere che il presidente del Consiglio abbia in quel caso agito con funzione di Capo del governo.

La Procura, indipendentemente dall’esito del voto, si appresta a chiedere il giudizio immediato del premier. Portare Berlusconi dinanzi ai giudici il prima possibile, dunque. Cosa ne pensa?
Per quanto riguarda la perquisizione nell’ufficio del ragionar Spinelli la Procura potrebbe anche dichiarare il non interesse a proseguirla, quindi anche la questione della ministerialità potrebbe cadere. La Magistratura milanese dovrà occuparsi della specifica istanza che è stata fatta dai difensori, perché l’intero procedimento sia rimesso alla competenza del Tribunale dei ministri. In questo modo la difesa del Capo di governo vuole arrivare ad un duplice risultato. In primo luogo sperare che il Tribunale dei ministri possa dichiarare nulli tutti gli atti compiuti fino ad ora. La seconda conseguenza sarebbe ancora più grave, perché consentirebbe alla Camera di fare una giustizia politica. Tutto questo mi pare sia campato in aria, un castello di sogni e speranze che cadono giù perché intanto la Procura dovrà pronunciarsi sulla ministerialità dei fatti. Mi pare che non esistano minimamente le ipotesi perché si realizzino queste condizioni. Quindi la Procura può continuare a seguire questo caso. La difesa potrebbe a sua volta sostenere un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, ma questo non fermerebbe il processo.

Lei ha avuto modo di leggere le ormai famose carte. Quale è il quadro che ne emerge e in che modo influisce sull’immagine del nostro Paese?
Il quadro che ne emerge, tanto sotto il profilo umano quanto istituzionale, è estremamente desolante, perché espone il nostro Paese allo scherno. E questo già dalle prime fasi della vicenda Ruby, quando il presidente del Consiglio osò sostenere una tesi derisoria per motivare la sua telefonata in Questura: ovvero che credeva che Ruby fosse la nipote di Mubarack. Il nostro Paese dal comportamento e dalla condotta del suo presidente del Consiglio ne trae un danno gravissimo: all’estero ormai siamo riconosciuti come coloro che tollerano il comportamento di un uomo indegno, moralmente, eticamente e politicamente, e che ricopre il ruolo di presidente del Consiglio.

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di Antonio Formisano
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