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Attesa per domani la sentenza della corte Costituzionale

Il Cavaliere e la sua spasmodica rincorsa all’allargamento

A pesare come una spada di Damocle l’atteggiamento di Casini

Il Cavaliere e la sua spasmodica rincorsa all’allargamento
12/01/2011, 10:01

ROMA - Giornate affannose per il presidente del Consiglio. A poche ore dalla sentenza della corte Costituzionale, che in materia di legittimo impedimento, ha fissato per domani il verdetto sulla ripresa o meno dei processi a carico del premier (decisione che potrebbe condizionare tutto il corso della legislatura), il premier continua la sua spasmodica ricerca mirata all’allargamento della maggioranza. Attraverso una serie di colloqui, dal carattere di vere e proprie prove di dialogo, che ieri hanno avuto luogo tra Palazzo Grazioli e Palazzo Chigi. Nonostante la parziale apertura di Casini, che vede comunque diffidente Silvio Berlusconi, proprio il nascente Terzo Polo, che festeggerà il suo “battesimo” il prossimo 28 e 29 gennaio (in queste date, infatti, i cento deputati e senatori della coalizione politica si incontreranno quasi sicuramente a Todi, per stabilire una linea comune da tenere in Parlamento), si rimette in gioco nello scenario politico a dispetto della sconfitta sull’ultimo voto di fiducia giocato alla Camera. La questione Casini continua a pesare come una spada di Damocle sulla tenuta della maggioranza. Il suo atteggiamento , definito dal Pdl “ambiguo”, metterebbe in serio rischio la mission allargamento della maggioranza. Diventa difficile che deputati delusi, è questo il ragionamento che tormenta Berlusconi, lascino i loro gruppi per venire con noi. Ad appesantire il carico, la mozione di sfiducia contro il ministro Sandro Bondi, con voto calendarizzato per fine gennaio, e l’attuale “no” all’apertura, che il Cavaliere ha dovuto incassare dal governatore della Regione Sicilia. Un rifiuto inaspettato: sembrerebbe che lo stesso presidente del Consiglio si sia detto deluso. Berlusconi, infatti, si sarebbe aspettato di più dall’incontro con il leader dell’Mpa, ma le sue parole di convincimento a lasciare perdere il progetto del Terzo Polo “destinato a non avere futuro” non sono servite a nulla. Raffaele Lombardo, infatti, ha confermato la volontà di rimanere con il Terzo Polo. Tanto il “no” del governatore della Sicilia ad appoggiare la maggioranza quanto il fermento del Terzo Polo, che sempre più sembra configurarsi come una spina nel fianco del governo, spingono il presidente del Consiglio ad accelerare i lavori di rafforzamento della propria squadra, attraverso un’opera di convincimento dei parlamentari ad uno ad uno. Il Cavaliere, insomma, non vuole perdere tempo e si dice convinto dell’arrivo di nuovi deputati, che a sua detta arricchirebbero le fila del nuovo gruppo che si costituirà alla Camera (questa resta ancora solo una indiscrezione, non essendoci allo stato attuale i nomi) . L’obiettivo, va da sé, è affrettare l’operazione “responsabili”, soprattutto dinanzi alla ventilata ipotesi di una strategia finiana volta a ricompattare i dubbiosi nel Terzo Polo. Il presidente del Consiglio però deve fare i conti con chi, nei palazzi della politica, si dice indeciso e preferisce attendere la sentenza della corte Costituzionale. Qualora la Consulta dovesse incrinare in qualche modo il suo scudo giudiziario, altro che conteggi, prove di dialogo e di apertura: il premier si troverebbe a fare i conti ben presto con i giudici di Milano e i tre processi (Mills, Mediaset e Mediatrade) a suo carico. A riguardo i segnali ufficiosi che arrivano dal palazzo della corte Costituzionale non sembrerebbero essere favorevoli al Cavaliere.

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di Antonio Formisano
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