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In suo perfetto stile attacca a testa bassa gli avversari

Il Cavaliere invade i Tg di mezza Italia. E la par condicio?

“No a una Milano zingaropoli e islamica”

Il Cavaliere invade i Tg di mezza Italia. E la par condicio?
21/05/2011, 10:05

ROMA – Chi pensava che il Cavaliere fosse disposto ad eclissarsi nella campagna elettorale in vista dei ballottaggi, si sbagliava. Come era in errore, e non di poco, chi credeva che fosse incline ad un abbassamento dei toni. Silvio Berlusconi, invadendo con la sua presenza ben cinque telegiornali nazionali, due reti locali e una radio, ha praticamente dato il via alla sua offensiva, scatenando le critiche delle opposizioni. E ha dato il meglio di se stesso, come sempre, nell’attaccare a testa bassa i candidati avversari, a suo dire “ostaggi della sinistra più estrema e violenta”, che sventola “bandiere rosse con falce e martello”. È sempre lo stesso Silvio, uguale a se stesso, quello che tra le 18:30 e le 21:00 ha occupato i Tg di mezza Italia (alla faccia della par condicio!), per cercare di sovvertire i risultati di Milano e Napoli.
Il capoluogo lombardo resta al centro dei suoi pensieri. Evidentemente i sondaggi gli fanno intravedere quella chance che aveva preteso prima di metterci nuovamente la faccia, pur sapendo che la partita resta tutta in salita. Del resto lo dice lui stesso: “Penso che a Milano ci sia la possibilità di una vittoria”. Anche perché “tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse con falce e martello” che sventolavano per festeggiare la vittoria di Giuliano Pisapia. Il presidente del Consiglio non manca di attacchi al candidato del centrosinistra. È fiancheggiato dalla “sinistra più estrema, radicale e violenta” e dal “partito delle manette”. Uno che, aggiunge agitando uno spauracchio tipicamente leghista, trasformerà Milano in una città “islamica”, una “zingaropoli”, una “Stalingrado d’Italia” in mano ai “centri sociali”.
Napoli è l’altra sua grande preoccupazione. E anche qui non mancano affondi al candidato avversario: lo definisce un “vecchio giustizialista”, senza nessuna esperienza gestionale e ostaggio dei centri sociali. La sua lettura dei dati elettorali è consolatoria: il Pdl resta il primo partito d’Italia, mentre il Pd perde 5 punti percentuali e il Terzo Polo conferma la sua “irrilevanza”, con Fli che non “esiste” e l’Udc che ottiene risultati “decenti” solo dove alleata con il centrodestra.
Insomma il lupo perde il pelo, ma non il vizio e, dopo la batosta elettorale nella capitale lombarda, il premier rischia di ricadere nuovamente in quello che potrebbe essere l’esito negativo del voto, derivante da una campagna elettorale giocata con toni di eccessiva durezza. Ma questo a lui non interessa. Ciò che occorre adesso è screditare nel miglior modo possibile l’avversario, mettendoci la propria faccia.

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di Antonio Formisano
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