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Il Centro -destra e sue contraddizioni


Il Centro -destra e sue contraddizioni
20/12/2009, 13:12

 

IL CENTRO DESTRA E LE SUE CONTRADDIZIONI

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Nella società dell’informazione, i “media” sono lo strumento, con il quale il virtuale diventa reale ed il reale diventa virtuale. L’equilibrio e il corretto uso del mezzo è l’unico sistema perché sia possibile la saldatura tra immagine ed avvenimento. In questo modo si garantisce la conoscenza in tempo reale di quello che succede nel mondo. Una completa e veloce informazione permette a tutti di scegliere le interpretazioni corrette di quello che avviene, consente una visione oggettiva dei fatti che diventa cultura comune, che suggerisce soluzioni condivise, scelte politiche e sociali utili al miglioramento della vita di tutti noi.

Purtroppo, l’eccesso, nell’uso del sistema, induce in fenomeni di rigetto e di rimozione generale, ottenendo in questo modo l’effetto contrario a quello voluto. L’immagine di Silvio Berlusconi, ferito e sanguinante, ha fatto il giro del mondo e si calcola che è stata trasmessa nelle prime 48 ore per oltre diecimila volte. Un consumo compulsivo di quelle immagini ha provocato immediatamente lo sdegno di tutti, poi l’assuefazione ed infine la noia per la riproposizione di una notizia vecchia. Siamo ad una sola settimana da quel brutto episodio di piazza San Babila e registriamo che è avvenuto il passaggio dal reale al virtuale. Quello che è realmente avvenuto non appare vero e su molti blog si sta diffondendo la posizione del complotto e della negazione di quanto è successo. In poco tempo, tutto si è trasformato, quello che è avvenuto è entrato a far parte del grande gioco di ruolo del virtuale, in cui i personaggi si muovono secondo i desideri e la volontà dei giocatori, tutto diventa opinabile e il concreto non è a supporto della verità.

Purtroppo, quello che è avvenuto è tremendamente reale, le ferite del premier sono vere, il suo colpitore è in carcere e la politica italiana ha dovuto registrare la fragilità umana, esposta ad eventi che gli sono sconosciuti e di cui deve subirne troppo spesso le offese. Il premier è stato colpito nella sua città, nella piazza San Babila, cuore da sempre della destra italiana, mentre riceveva l’abbraccio del suo popolo adorante, colpito al volto da una riproduzione del Duomo di Milano. Se qualcuno avesse voluto scrivere una rappresentazione teatrale, nello stile della tragedia greca, non sarebbe riuscito ad immaginare quello che nella realtà è effettivamente avvenuto. Il risentimento che è stato espresso dalla gran parte del gruppo dirigente del centro destra, contro il clima di odio che si è sviluppato nel paese contro Berlusconi, aveva una connotazione improntata alla sorpresa ed alla paura. Sorpresa, perché l’immagine di Silvio berlusconi sembrava invincibile ed intoccabile, paura perché se uno qualunque poteva avvicinarsi al grande leader impunemente e colpirlo in maniera tanto grave, ogni dirigente del PdL poteva essere esposto ad attacchi violenti. Mai come in questa occasione, i dirigenti del centro destra si sono sentiti isolati ed a rischio. Tutto quanto è avvenuto, non ha provocato nessun sostanziale cambiamento nella politica italiana. I toni restano alti, le contraddizioni sono acute, i giochi sono ancora tutti da fare. Ha ragione Casini quando dice: “Siamo già nel dopo Berlusconi!” E’ da tempo che siamo nel dopo Berlusconi! E’ il non volerlo ammettere che sta provocando guasti gravi al nostro paese. Il problema da risolvere è sempre lo stesso: i problemi giudiziari del Cavaliere, che sembravano risolti con il lodo Alfano e che ora sono di nuovo al centro della politica italiana.

Lo scontro vero è tra Fini e Tremonti! Ormai è tanto evidente, che solo chi è in mala fede lo nega. La cena di Sabato sera, ad Arcore, in cui sono intervenuti Bossi e Tremonti, ha il sapore di un definitivo accordo tra il vecchio leader di Forza Italia e la Lega. Berlusconi è molto vicino ai temi ed alla cultura della Lega, ne condivide gran parte degli obiettivi e dopo i primi dissapori con Bossi, grazie ai buoni auspici di Giulio Tremonti il patto tra i tre politici è diventato forte e sincero. Tremonti è il candidato a sostituire Berlusconi al Governo e le sue politiche economiche sono molto utili alle necessità della dissestata economia del nord. Contro Tremonti si sono già schierati molti ministri come Brunetta e Scaiola, ma il suo vero antagonista è Gianfranco Fini, che è esperto in successioni difficili. Giorgio Almirante, aveva deciso da tempo che il giovane Fini dovesse essere il segretario che avrebbe traghettato il suo MSI nell’area di Governo, sdoganando definitivamente la destra italiana dal passato fascista. Ma tra Fini e la segreteria del MSI si frappose Pino Rauti: il leader della destra sociale, il suocero di Alemanno, il capo riconosciuto dei fascisti violenti e troppo spesso coinvolto in trame golpiste. Fini seppe attendere con intelligenza il suo momentoi, costruendo un patto generazionale con i riferimenti territoriali più importanti del Partito. La sconfitta del MSI nelle elezioni del 1992, portò il giovane politico di Bologna alla guida del partito della destra italiana, alla candidatura nel 1993 al Comune di Roma, alla svolta di Fiuggi, alla formazione di Alleanza Nazionale, alla vittoria alle elezioni del 1994 ed all’ingresso al Governo affianco di Berlusconi. Fini è l’unico che non ha mai tradito Berlusconi. Fini non ha nessuna intenzione di lasciare il PdL del quale, pur con molte perplessità, è stato cofondatore. Fini è portatore di una politica di destra coerente ai suoi principi. Il sincero riconoscimento dello spirito e dei principi della nostra Costituzione Repubblicana, lo legittimano a portare avanti una concreta proposta di riforma dello Stato. Una riforma basata sulla unità nazionale, dentro i principi dell’Europa, una Repubblica Presidenziale alla francese, in cui i poteri dell’Rsecutivo sono equamente divisi tra il Presidente della Repubblica ed il Primo Ministro, con un Parlamento riformato con funzioni molto diverse da quelle a cui oggi siamo abituati.

La posizione della Lega, sostenuta da Tremonti e assunta da Berlusconi è quella di un federalismo sempre più spinto, in cui il Nord prenda sempre di più le distanze da un paese nel quale non si riconosce. L’attacco di Feltri e del Giornale al Presidente della Camera è proprio riferita a questa strategia, che vede Tremonti Presidente del Consiglio, Berlusconi presidente della Repubblica al posto di Napolitano e la Lega che governa il Nord in un quadro di riferimento sempre più federale e meno nazionale. Fini ha regalato a Feltri del Valium, come a dire: “Stai calmo!”, perché il gioco del Giornale è sempre fuori da qualsiasi correttezza. Le contraddizioni sulla finanziaria, le scelte politiche per i candidati alle Regionali, i problemi giudiziari del premier, sono materia che alimenta la polemica interna al centro destra. Le prossime elezioni regionali saranno un appuntamento decisivo. Purtroppo per Berlusconi, il viale del tramonto è già cominciato da alcuni mesi, l’unico che ancora non se ne è accorto è proprio lui.

 


 


 


 


 


 


 


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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